Il mostro della lavatrice

Il mostro della lavatrice
È il quinto giorno d’autunno. Dal bagno arriva come sempre uno strano rumore, un gratta-gratta che li tortura e fa paura. Chissà cosa sarà? Per mesi ci hanno pensato, ma finalmente, in un lampo di genio, Leonardo e la mamma hanno risolto il mistero. È bastato osservare i calzini: quando li mettono nella lavatrice sono due, ma quando li tolgono puliti e profumati uno sparisce sempre! Hanno capito: nella lavatrice abita un mostro mangiacalzini. Va matto stramatto per tutti i calzini puzzolenti! Ma che aspetto avrà il mostro? Sarà peloso, millepiedi, un mostro-insetto o con tre occhi fosforescenti? E chissà quali calzini preferisce. Forse quelli della mamma, con i fiorellini. Forse quelli di Leonardo con le mucche. Certo non apprezzerà quelli del papà, che puzzano e strapuzzano, gli resterebbero sullo stomaco! Ma… c’è davvero questo mostro? O se lo sono inventati?
Una storia tutta giochi di parole e immaginazione. Tra ipotesi e scherzi, Leonardo e la mamma fantasticano su questo incredibile mostro, dandogli una forma e una personalità con tanto di preferenze e abitudini. Immaginano di catturarlo (ovviamente l’esca è un calzino colorato in una trappola per topi profumata) e di danzare con lui alla grande Festa dei calzini pazzi! Un racconto che non mancherà di piacere a quei bambini giocherelloni, creativi, a cui piace inventare nuove storie a partire dalle semplici azioni quotidiane, come può essere lavare i calzini puzzolenti. È un gioco che lega in segreta complicità madre e figlio, tra strizzatine d’occhi e risatine soffocate. Chi da piccolo non si è inventato almeno una volta una bugia da spartire solo con la mamma? E che ridere quando gli altri li guardano e non capiscono il perché di quelle risate improvvise! Un divertimento semplice e genuino, così come questo racconto, da gustare con semplicità. L’ironia e la leggerezza delle parole (assemblate, mischiate, ripetute, articolate, in rima…) si sposano con le tavole morbide e bambinesche di Evelyn Daviddi. L'illustratrice, che ha alle spalle una solida carriera artistica, ha dato un tono furbesco e spensierato alla vicenda. Una scelta misurata di colori, con tonalità che vanno dal beige al marrone del mostro e degli sfondi (evocano la puzza e lo sporco della cantina?), dal bordeaux al rosso delle guance a pomello della mamma e di Leonardo, fino al verde della lavatrice e delle bolle di sapone, si accompagna alle linee aggraziate e tondeggianti. Il tutto è arricchito con dettagli e particolari, pavimenti piastrellati e tappezzerie a fantasia (così come accade in La collezione di biscotti, dove in ogni tavola si reinventano stanze differenti, a scacchi, a fiori, a righe…). Una storia piacevole per ridere insieme.

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