Il robot selvatico

Il robot selvatico
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Il mare in tempesta può creare e distruggere, spesso riesce a farlo in contemporanea. Tutto inizia proprio con una nave che attraversa il mare in tempesta e, proprio a causa del mare mosso, perde una parte del carico che sta trasportando. Molte delle casse affondano senza scampo, alcune rimangono miracolosamente a galla. In balia della forza del mare, le casse raggiungono una piccola isola sconosciuta. Non tutte ce la fanno, una ad una si schiantano contro la scogliera dell’isola distruggendo in mille pezzi il contenuto. Una soltanto sopravvive. Per puro caso Rozzum 7134, unità robot femminile, viene attivata da alcune lontre incuriosite dal naufragio delle misteriose casse e si ritrova in un posto mai visto. Non è programmata per vivere in un isola sperduta nell’oceano, ma può imparare dai suoi stessi errori. Un passo alla volta, Roz impara la lingua delle lontre prima e degli altri animali poi. Si adatta con pazienza e applicazione al nuovo ambiente, quasi ne diventa parte integrante. Roz, tuttavia, è troppo preziosa per i suoi inventori e presto vengono a riprenderla...

Siamo fin troppo abituati alle grandi storie di fantascienza. Quelle con gli imperi galattici, con l’eterna lotta fra il bene (o presunto tale) e il male (spesso più interessante e attraente del bene stesso), le storie in cui abbiamo tanti personaggi più o meno strampalati, tante vicende che si intrecciano a complicare una trama spesso non troppo consistente. Insomma, siamo abituati a considerare la fantascienza letteraria come un genere letterario non proprio semplice da leggere. Magari, ormai abbiamo superato il pregiudizio della fantascienza come letteratura delle avventure spaziali, ma tendiamo a identificarla con la complessità della scienza del nuovo millennio, con i grandi interrogativi della conoscenza e della speculazione. Eppure, esiste anche la fantascienza come genere letterario che va dritto all’osso dell’esistenza. È il caso di questo romanzo. Peter Brown viene dal mondo dei disegni animati, ha costruito la sua carriera di scrittore-illustratore rendendo semplice e immediato il complesso e l’astruso. Non a caso, dopo aver esordito con un bestseller come The Curious Garden (da cui è stato tratto un film), i suoi libri sono sempre stati al top delle classifiche della letteratura per bambini. Non a caso, ha vinto diversi premi e riconoscimenti internazionali. Questo romanzo uscito in America nel 2016, segnalato come libro dell’anno e opzionato dalla Dreamworks, non fa eccezione. Stavolta il grande tema di fondo è: può la natura convivere in armonia con la tecnologia? Esiste la possibilità che le macchine possano evolversi fino a divenirne parte integrante? Nella sua apparente ingenuità, la questione è dibattuta fin dal lontano Quattrocento portando alla formazione di nuove discipline scientifiche come la cibernetica e la bioetica. Nella sua apparente immediatezza, quindi, Brown affronta un tema capace di collegare la storia del genere umano dalla modernità ad oggi. E se non fosse soltanto una storia per bambini?



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