Il Signor Coccodrillo ha molta fame

Il Signor Coccodrillo ha molta fame
Come è possibile che due galeotti, un’ubriacona, un coccodrillo e una bambina finiscano a vivere insieme felici e contenti? E, soprattutto, cosa mai potrebbe unirli indissolubilmente? Beh, tutto ebbe inizio una mattina in cui “il signor Coccodrillo si era svegliato con una fame tremenda.” Un classico Coccodrillo affamato, dunque, nella giungla,  in cerca di un animale da mettere sotto i denti. Un’impresa che sembrerebbe perfettamente inserita in quella che tutti percepiscono come la legge della natura direte? Uhm … non è così semplice. A volte, alcuni animali possono difendersi, discutere, contrattare, ma, soprattutto, mettere il signor Coccodrillo in difficoltà. Stufo di avere sempre fame, ma soprattutto stufo della legge della giungla, è pronto per il grande salto, per  la vita di città. Partenza classica, in autobus. E c’è giusto il tempo per qualche malinconico ripensamento, prima che la fame prenda il sopravvento. L’autobus sarà il setting per la prima carneficina, ma anche luogo testimone dell’inizio di una grande amicizia con una bizzarra bambina… 
Il Signor Coccodrillo si lancia alla volta della città, dove troverà una dolce amicizia, condita di divertenti avventure e ‘discrete’ cacce notturne. Sarà proprio la bimba ad accompagnarlo (all’oscuro delle cacce, naturalmente) nel suo viaggio di iniziazione alla scoperta degli umani, complessi carnivori: crudeli sì, ma di gran lunga più raffinati di lui. Joann Sfar, l’autore, è un pilastro del fumetto francese (per capirci è del giro di David B e Marjane Satrapi), noto per  opere come Troll, Petit Vampire, Grand Vampire, Le chat du rabbin (serie da cui è tratto un lungometraggio d’animazione di cui è coautore). Con Il Signor Coccodrillo ha molta fame ci regala una storia allegra e intelligente: uno spasso per grandi e bambini. Ma Sfar è troppo raffinato per una scontata favola moraleggiante, appartiene ad un altro paradigma concettuale. E ben venga, perché si sa, i bambini davvero non hanno bisogno della morale. I bambini non hanno paura. I bambini sono crudeli e sensibili. I bambini sanno come spassarsela. E questa storia ne ha per tutti i gusti, anche per chi mentre legge ha la voglia riflettere sui molti temi fondamentali del nostro tempo (come la crudeltà con cui alleviamo, uccidiamo e confezioniamo animali che poi acquistiamo in sterili scaffali per nutrirci in modo adeguatamente proteico, ad esempio). Che Sfar non sia alle prime armi si vede dalla padronanza dello spazio scandito da una perfetta alternanza di didascalie e vignette, e dal segno che in questa storia si fa schema, asse cartesiano su cui accennare coordinate precise, mettendoci di fronte ad un confronto diretto con il dono della sintesi. Così ironico, brillante, sperimentatore che ci aspettiamo di vederlo sfoderare il suo fedele banjo, per suonarlo (male), ipnotizzando e incantando folle di lettori.

 

 
 
 
 
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