Il voltacarte

Il voltacarte
Ad Alton fin piccolissimo è stato insegnato che zio Lester è il suo zio preferito e che non deve perdere occasione per dirglielo: una telefonata, un incontro di famiglia devono per forza essere conclusi (o iniziati) dalla frase “Ti voglio bene, zio Lester” unita alla frase “Sei il mio zio preferito”. E Alton, se pure a fatica, obbedisce. Divenuto adolescente, il ragazzo capisce di essere stato obbligato a queste effusioni verbali da una madre molto più affezionata all’eredità e al denaro di zio Lester che al benessere dell’anziano parente. Così l’estate nella quale Alton dovrà fare da accompagnatore allo zio ormai vecchio, di salute malferma e cieco, non si annuncia affatto piacevole per il ragazzo, che, tra l’altro, è in crisi perché la sua ragazza lo ha abbandonato per il suo migliore amico. Alton per giunta viene anche incaricato dall’avida genitrice di sorvegliare su Teodora, la nuova infermiera del vecchio signore. Cultrice dello yoga e vegetariana, Teodora gira per casa “vestita solo a metà”;  per questo viene sospettata dalla mamma di Alton e dalla governante dello zio di essere un’abile manipolatrice interessata ai soldi di Lester. Lo zio è un appassionato giocatore di bridge e Alton, oltre ad accompagnarlo e a non lesinargli attestazioni di affetto, deve essere il suo “voltacarte”. Altro compito che non si annuncia gradito: “ Sapevo che il bridge era un gioco di carte, ma non sapevo altro. Pareva che fosse noioso e antiquato. Un tempo, forse, il bridge aveva corrisposto all’idea di divertimento per qualcuno, ma era stato prima dell’avvento dei computer e dei videogiochi”, afferma il ragazzo. Però, come nei migliori romanzi, strada facendo le cose cambiano, il burbero diventa benefico (e non solo perché ha soldi), un gioco noioso diventa interessante, una storia di famiglia piatta e banale si arricchisce di segreti svelati e di parenti dal profondo, seducente sorriso...
Il romanzo può essere considerato una storia di formazione, anche se i riferimenti al bridge sono fitti e così la spiegazione delle regole del gioco. L’autore stesso, fervente appassionato del gioco di carte, avverte nella nota introduttiva: “...i giocatori di bridge sembrano vivere in un proprio mondo alieno”. Però, per seguire la trama, non è necessario essere appassionati di bridge: chi non lo è, potrà saltare le spiegazioni tecniche, segnalate con il simbolo di una balena e stampate con carattere diverso da quello della narrazione romanzesca. Louis Sachar è un notissimo scrittore statunitense per ragazzi. Tradotto in tutto il mondo, nel 2000 vinse il premio di letteratura per ragazzi “Cassa di Risparmio di Cento” per il romanzo Buchi nel deserto, dal quale è stato tratto anche un film. 

 

 

 

 
 
 
 
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