Io sono Mare

Una bambina come tante ha un pesce come tanti. E una nonna vecchio stampo: “non toccare questo, fai quello, comportati bene…”. Ma, come tante bambine, ha due doti straordinarie: la curiosità e l’immaginazione. “Io voglio toccare e capire come sono fatte le cose”, pensa, addormentandosi. Finalmente è libera di seguire il pesce pagliaccio Frankie, uscito dalla bolla con gambe e braccia, nel suo viaggio verso casa. Nonostante la curiosità e la promessa di aiutarlo, bisogna affrontare le difficoltà e le paure di un ambiente estraneo: i palloni gonfiati, le meduse, le anemoni… e le domande, troppo dirette e troppo perentorie di chi vede una creatura così diversa dal solito e sente il bisogno di definirla riconducendola a categorie note. La risposta della bambina è chiara e liberatoria: “Io sono Mare!”, sono me stessa e sono tutt’uno con quel che mi circonda. Anche nella profondità degli abissi, per raggiungere un obiettivo non facile si può fare squadra, superando le differenze e, anzi, scoprendo dell’altro qualcosa che nemmeno si immaginava, e che le categorie e i punti di riferimento possono essere tanti quante sono le diversità…

Un po’ Alla ricerca di Nemo e un po’ Ponyo sulla scogliera (a rovescio), Io sono Mare è a tutti gli effetti un libro “dalla parte delle bambine”: lo è nella narrazione, che rivendica il diritto di ogni bambina e di ogni creatura di esprimersi e agire al di là di un’educazione impositiva e rigida; lo è nel far parte di un progetto che la casa editrice Canicola condivide con una vasta rete di realtà bolognesi (librerie indipendenti e associazioni, ma anche il Comune stesso), festival nazionali e crowdfunders. Io sono Mare è una breve storia che parla di diversità, indipendenza, cambiamento e libertà con grande sincerità e rispetto per chi legge, in una narrazione colorata e vivace che non manca di realismo e concretezza pur raccontando una storia fantastica con i mezzi propri del fumetto. La protagonista è una vera e propria persona, anche se bambina: esprime pensieri e sentimenti; è ritratta senza tacere gli aspetti più concreti e fisici delle sue emozioni; sperimenta la paura del nuovo senza abbandonare la libertà e l’assenza di inibizioni (la nudità esplicita ne è un esempio) che i bambini spontaneamente manifestano, se non condizionati. Questo, che non è un albo ma a tutti gli effetti un fumetto, è un prodotto volutamente sperimentale che, anche se realizzato con l’intento esplicito di alimentare una cultura dell’inclusione, lo fa con ben poca retorica e senza i toni edulcorati e didascalici tipici di molti progetti didattici. Sfrutta le analogie con prodotti più famosi (e commerciali) per veicolare un messaggio nuovo e alternativo. Il cambiamento, perfino quello che agli occhi condizionati di un’adulta come la nonna, potrebbe sembrare scandaloso e impensabile, è ritratto come fisiologico: una delle tante possibilità che la natura offre. La narrazione che ne risulta è estremamente positiva, assolutamente liberatoria.

 


 

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