Io sono soltanto una bambina

Io sono soltanto una bambina

Johanna Maria Magdalena Knispel - detta più semplicemente Hanna -  vive insieme alla mamma e ad Eberhard, il papà numero due che ama tre cose: la famiglia, la dormita della domenica mattina e la sua gigantesca moto. Eberhard è alto e robusto, mentre la mamma è piccolina. Sembrano male assortiti e invece si amano molto e stanno bene insieme. La famiglia deve cambiare casa, ma la bambina è abitudinaria e preferirebbe restare dov'è. Nessuno, di certo, terrà conto dei suoi desideri e del suo parere, perché i grandi fanno sempre tutto quello che vogliono e lei "è soltanto una bambina". Durante una vacanza dalla nonna Hanna scopre che il gatto Murkel in realtà è una gatta e sta mettendo al mondo i suoi cuccioli. Sono bellissimi e la bimba darebbe chissà che poterne avere uno tutto suo, ma teme che la mamma ed Eberhard mai esaudiranno questo desiderio. Però nella casa nuova ci sarà più spazio e allora chissà che non si trovi un angolino anche per il gattino. La scuola è il luogo in cui Hanna non ama andare. La preside, la psicologa, le maestre sembra vogliano rimproverare sempre lei e, in più, alcune compagne un poco sciocche un poco snob trascorrono l'intervallo criticandola e prendendola in giro. Per questo la bimba pensa che sia una fortuna che il secondo posto nel suo banco sia rimasto libero, così può starsene da sola e in pace. Ma quando da New York arriva Zoe, una bambina molto diversa dalle compagne pettegole, coi capelli corti e neri rischiarati da ciocche rosse qua e là e fantastiche scarpe da ginnastica, Hanna è felice che l'unico posto libero sia quello accanto al suo.

Hanna, la protagonista, racconta la sua storia in prima persona, spontaneamente e senza inibizioni. Racconta quanto sia difficile comprendere il mondo adulto per lei che "è soltanto una bambina" (con queste parole si conclude ogni capitolo del romanzo) e ribadisce, senza stancarsi, il fatto che solo raramente gli adulti tengono conto dei sentimenti e della volontà dei bambini. Questo avviene qualche volta in famiglia, ma ancor più a scuola, una comunità infantile che risente dei difetti e delle disparità sociali della comunità adulta e qualche volta le perpetua. Se Daniela Roggenknecht, la prima della classe maligna e odiosa, accusa Hanna e i suoi di esser "la feccia della società, gente che non è capace di combinare un bel niente" e sottolinea le sue parole con una perfida risatina, chi può chiedere alla nostra protagonista di restare impassibile? E tuttavia Hanna è dotata di pazienza e di intelligenza, questo le permette di superare difficoltà e pregiudizi rimanendo allegra e piena di speranza, come si conviene alla sua età. Jutta Richter, una delle più note scrittrici tedesche per ragazzi, anche in questo suo libro racconta la realtà e la quotidianità con stile elegante e piacevole, con sottile ironia e amabile umorismo, doti che le sono state riconosciute anche dal premio Andersen, attribuitole nel 2007. Questo suo romanzo è il quinto pubblicato in Italia da Beisler.



 

 

 

 
 
 
 

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