Jack e la scatola

Jack e la scatola
Un’attraente scatola tappezzata di stelle, una sorpresa, un nuovo giocattolo. Quando mamma e papà rientrano a casa, Jack si avventa sul regalo con l’entusiasmo del caso ma la scatola non ne vuole sapere di aprirsi “Posalo a terra, Jack!” fa il papà, e il mistero è presto svelato. Pop!, il tappo salta e viene fuori una testa sorridente (un po’ grottesca in verità) – naso rosso da clown, cappello a cilindro, un assurdo sorriso a tutti denti sormontato da un paio di occhi senza espressione – appesa ad una molla (un jack-in-the-box, come dicono gli anglosassoni). Il coniglietto – si parla di una famigliola di roditori antropomorfi – è più atterrito che deliziato; ma un giocattolo è sempre un giocattolo, e allora prende coraggio e affronta la scatola col suo misterioso inquilino. Lui si chiama Zack ed è un giocattolo “buffo”, molto buffo; lo mette in chiaro da subito (parla!) e Jack comincia a divertirsi senza sapere neanche perché. Dalle risposte spiazzanti del pupazzo non viene fuori molto senso, però non ci si annoia mai. A un certo punto dal cilindro salta un fuori anche un tale Mack, amico di Jack, e gli eventi sembrano precipitare, tra orde di anatroccoli e lampade in frantumi. Ma prima del ritorno dei genitori la situazione tornerà imprevedibilmente sotto controllo…
A chi ha letto Il gatto e il cappello matto il “toon” di Art Spiegelman suona come una specie di tributo al capolavoro di Dr. Seuss (l'intruso pazzoide che mette a soqquadro la casa, l'aiutante distruttivo, il ritorno alla normalità proprio un attimo prima del ritorno dei genitori). In entrambi l’autore fa irrompere il disturbatore, l’irregolare, pronto a scuotere casa e logica senza risparmiarsi, ma in Jack e la scatola si respira un'aria meno eversiva e più assurda (filosoficamente parlando). Mack, il pupazzo della scatola, è brusco, imprevedibile, follemente divertente, ma è un giocattolo, e la sua personalità produce lo stesso effetto di un cane con otto zampe: è, per così dire, irreale. L'idea di insinuare con questa trovata una sottile inquietudine nel bambino lettore che deve confrontarsi, assieme al protagonista, con un personaggio che si muove, anzi molleggia tra la pazzia e la buffonaggine, è degna di un autore del calibro di Spiegelman - universalmente noto per l'epopea di Maus: A Survivor's Tale, graphic novel ante-litteram sull'Olocausto e primo fumetto nella storia a vincere il Pulitzer. Naturalmente, la dose di perturbante è perfettamente calibrata sul target dei piccoli lettori, come il resto degli elementi della storia, quindi la paura c’è ma prevalgono curiosità e stupore, nella migliore tradizione della letteratura per l’infanzia. Inserito nella curatissima collana Comics di orecchio acerbo dedicata alle “nuvolette” (versione italiana degli statunitensi Toon Books), il libro dimostra, una volta di più, che ai bambini nessun mezzo è precluso, figuriamoci il fumetto!

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