Jane, la volpe & io

Jane, la volpe & io
Piccola, fantasiosa, sorveglia il chiacchierio, cosciente della crudeltà delle lingue ma sempre sorpresa dal martellare del suo cuore, Helene sente tutto e non sente niente. Helene tira fuori  Jane Eyre, il libro migliore che abbia mai letto, e legge in profondità, non solo in solitudine ma dovunque si trovi, uscita da scuola, sull'autobus. Helene riconosce se stessa nella storia di Jane. Con un'espressione molto concentrata, il suo trucco, descrivendo gli ultimi due mesi di scuola come una piccola eternità, Helene trova difficile portare alla luce le sue paure. Sarà mai meno sola? Quando si vedrà "brillante, magra e sveglia"? Il problema sono le brillanti Genevieve e Anne-Julie, Sarah e Cloe? "Jane si disegna senza bellezza, senza denaro, senza relazioni e senza un futuro, Senza alcuna indulgenza. Senza niente. Tutta in toni scuri", è così anche Helene?
Immaginata e proiettata sulle osservazioni di una bambina, questa storia dà un'idea delle prime paure, e speranze, della crescita, generando una riflessione sul tema del bullismo e certamente della solitudine; sotto forma di pensieri, di parole e di azioni Fanny Britt pianta i semi dei sentimenti illustrati da Isabelle Arsenault scoprendo la realtà di Helene, facendo della sue giornate a scuola, a casa e in gita occasioni per manifestare che cosa porti invece pace e felicità nel grigiore; nel caso di questa piccola lettrice, un libro in particolare e il piacere di condividerlo con una nuova amica. Le illustrazioni, ricche, colorate del romanzo di Charlotte Brontë accompagnano allora la grafica dei toni scuri di Helene riassorbendo nella vicenda di Jane Eyre quella fonte di forza che possa ispirare, per allontanare i drammi e per lasciar posto alle buone conclusioni.

 

 

 

 
 
 
 
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