L’oscuro richiamo

L’oscuro richiamo
Gli unici abitanti del Castello della Paura nella Valle Buia sono Alfred, il maggiordomo, e Percy, il corvo. Ma che legame c’è tra questi due loschi figuri e Giulio e Ginevra in vacanza con il loro papà? Dopo aver camminato a lungo, finalmente i tre si accampano: la mamma è rimasta a casa perché non condivide la passione del marito per le escursioni. Questa volta avrà ragione lei? Montata la tenda è il momento di cercare della legna per il fuoco. Poi arriva la notte. E, con la notte, un cielo stellato che incanta. Nel buio e nel silenzio appare la sagoma di un montanaro che lascia loro un tetro avvertimento: non dare da mangiare agli animali. Per nessun motivo. Ma che cosa ci può essere di tanto sbagliato nel dare del cibo agli animali del bosco? Leprotti, volpi, grilli, con la complicità della luna, nascondono tra gli alberi una misteriosa grotta. E uno spaventoso mistero…
La perdita della bussola (strumento indispensabile nei viaggi paterni) è quasi un presagio dello smarrimento nel quale si troveranno i nostri personaggi. Ma è anche la metafora della perdita dell’equilibrio tra uomo e natura. La natura matrigna è, infatti, la vera protagonista di questa storia: si rivela padrona e mostra la sua forza, la sua potenza al di là di qualsiasi presenza umana. Il racconto, pubblicato nella collana “Il castello della paura”, è una storia semplice e ben costruita, con una discreta tensione fatta di piccoli gesti, rumori improvvisi, apparizioni inaspettate. Le (purtroppo poche) illustrazioni in bianco e nero rafforzano il “brivido” ed aiutano i piccoli lettori ad esorcizzare le angosce: il buio, la solitudine, le presenze funeste, il terrore del racconto spostano le paure dalla realtà al mondo della fantasia. Dove tutto diventa possibile. E dove tutto può diventare temibile.

 

 

 

 
 
 
 
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