L′università di Tuttomio

L′università di Tuttomio

I coniugi Smirth pensano soltanto ai loro affari. Sul lato destro di Portobello Road, Gregor ha la sua agenzia immobiliare, di fronte alla quale la moglie Katiuscia ha collocato il suo negozio di antichità e arredamento. Trascorrono le pause pranzo insieme, elencando ogni giorno i beni di famiglia e pianificando costose vacanze, nella più totale e lieta noncuranza di ciò che succede agli altri. Finché il signor Gregor è colpito dal sincero terrore di ciò che accadrà dopo la loro morte: a chi andranno risparmi, azioni e proprietà? Allo Stato? Per scongiurare questa terribile prospettiva, nel tentativo di mettere in salvo per tempo il loro patrimonio, i coniugi Smirth decidono di produrre un erede. Lo chiameranno Primo, perché dovrà essere sempre il primo e prima di tutto dovrà pensare a se stesso. Ma “il Coso”, come lo chiama maternamente la signora Smirth, è incline alla bontà nel modo più disdicevole: presta soldi a un vagabondo, sventa i tentativi di truffa di suo marito, è amabile e sorridente con tutti. Come si farà mai a educarlo per bene? Non essendo provvisti della benché minima predisposizione parentale, lo affidano alle cure di una balia per i suoi primi otto anni. Ma al ritorno, Primo continua ad essere il bambino più altruista, giusto e generoso che si sia mai visto. Non potendolo dare indietro, né sostituire, resta soltanto la speranza di raddrizzarlo all′Università di Tuttomio…

Mors tua vita mea è il motto dell′Università Tuttomio McPear, un′esclusiva scuola elementare e media pluriclasse che banchieri, politici, strozzini e spregiudicati uomini d′affari scelgono per i loro pupilli. Una scuola di vita che non ha mai fallito, almeno finché Primo non ha fatto il suo ingresso andando ad abbracciare il Signor preside Pera, come lo chiama lui. Se l′egoismo e l′opportunismo vanno coltivati e alimentati, la bontà, sembra suggerire l′autore, è una dotazione naturale, ha a che fare con l′essere vivi, con i desideri semplici e fondamentali. Quella che ci viene raccontata, con grandissima ironia, è la storia di una fallita diseducazione. Perpetrata dal mondo degli adulti e da quello della scuola ai danni dei bambini. Troppo semplice? Niente affatto, qualcuno resta incorreggibile nella sua cattiveria, ma la bontà non è mai stucchevole, anche quando è a un passo dal diventare ingenua. Fabrizio Silei, due volte Premio Andersen, descrive una realtà scolastica che ricorda da vicino quella dei romanzi di Roald Dahl, a cui dedica anche il ristorante a inizio storia, nonché una comparsa celebre che strizza l’occhio a Il GGG. Per fortuna l′Università Tuttomio non esiste, viene da pensare. Ma questa storia è tutt′altro che paradossale, anche se si ride a crepapelle.



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