La città

La città
Una città. Grigia, buia, fredda, anonima. Una donna. Stretta in un vestito nero dalla testa ai piedi quasi a presagio della vedovanza che la colpirà presto quando suo marito cadrà in una guerra nessuno sa contro chi, innamorata pazza del suo neonato che tutti i giorni nutre e accudisce. E che a un certo punto lei decide di portare lontano, dove nessun pericolo, dove nemmeno la vita avrebbe potuto minacciarlo. E allora cammina cammina al vento e al gelo, attraverso boschi sconosciuti, fino a raggiungere un luogo dove non passa quasi nessuno, dove la donna costruisce una casa per stare sola con il suo adorato bambino. Lei e lui, lui e lei soltanto. Finché anni dopo, in una notte senza luna, la donna muore...
Armin Greder – pluripremiato architetto, fumettista, illustratore, designer e professore al Queensland College of Art – esplora con dolente sensibilità la faccia oscura dell'amore materno, spingendosi là dove il sacrosanto istinto di protezione diventa egoismo feroce, dove la negazione della vita sostituisce la vita, dove la solitudine di un rapporto morboso ed esclusivo sembra l'unica difesa possibile contro i mostri in agguato dietro ogni angolo, dove il cordone ombelicale diventa una corda da impiccagione. Ma poi ci fa percorrere assieme al protagonista anche un percorso di redenzione, doloroso ma salvifico perché – come ricorda nella sua vibrante postfazione Antonio Faeti, forse il massimo esperto italiano di Letteratura per ragazzi e anch'egli un orfano - “(...) Ciascuno di noi, in certe occasioni della propria vita, si trova a camminare con un sacco di ossa sulle spalle”. Un libro fulminante, terribile, una favola corrusca e indimenticabile che ha il sapore della letteratura mitteleuropea e delle più crudeli fiabe popolari al tempo stesso. A voler cercare il pelo nell'uovo, forse la scelta di un carattere di stampa meno stilizzato e più grande avrebbe giovato.

 

 

 

 
 
 
 
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