La commedia degli orchi

La commedia degli orchi
L’orchetto Vermeer ha appena messo il suo settantatreesimo dentino e questa volta si aspetta di trovare sotto al cuscino nientemeno che un cucciolo d’uomo, un bambino in carne e ossa. Papà orco e mamma orchessa, come tutti i genitori del mondo, prima frappongono mille impedimenti, poi si arrendono al capriccio dell’unico figlio che si ritrova, una bella mattina, il piccolo Guglielmo sotto al cuscino, chiuso in una gabbia. L’orchetto e il bambino si conoscono e si piacciono, scoprono di avere in comune l’amore per il mare, superano la diffidenza iniziale. Un piccolo esercito mandato alla ricerca del bambino rapito però li sorprende nella foresta, cattura Vermeer e lo trasporta alla roccaforte che diventerà la sua prigione. In compagnia di altre bizzarre creature sarà il pezzo forte del museo delle curiosità del Signore di quelle terre. Ma Guglielmo non si dà per vinto e con l’aiuto della sorellina Luisa penetra nella fortezza e libera l’amico…
Si può trasporre una commedia in tre atti nelle pagine di un libro per bambini e sperare che ne venga fuori qualcosa? Fred Bernard e François Roca scommettono di sì e… hanno ragione! Il “teatro da leggere” della Commedia degli orchi funziona eccome. Perché l’incantesimo si realizzi il giovane lettore deve aver sperimentato almeno una volta la magia della “quarta parete” – se non avete già portato i vostri figli a teatro, è l’occasione per cominciare. Il resto lo fanno le risguardie – cioè i fogli di carta incollati sull’interno della copertina per unirla al corpo del libro – che mimano i fondali teatrali; il ritmo dato al racconto dal susseguirsi di atti, scene e “sipari”; l’elenco dei personaggi che prendono parte alla scene, la descrizione dei luoghi e il racconto degli antefatti. Insomma, l’armamentario teatrale su carta al servizio dell’immaginazione dei bambini. Gli orchi della storia hanno poco a che fare con Shrek e compagnia. Hanno nomi di grandi pittori del passato, un animo artistico e conducono un’esistenza tranquilla e banalmente “umana”. La frontiera che li separa dagli uomini è la diversità nell’aspetto – esaltata dal formato maxi del volume che permette alle illustrazioni dal sapore un po’ antico di rappresentare adeguatamente la sproporzione – e la diffidenza che ne deriva. Orchi e umani si temono reciprocamente e la separazione fisica tra le due specie (c’è una foresta a dividerli) non fa che peggiorare la situazione. Soltanto i due cuccioli, Guglielmo e Vermeer, riusciranno a sconfiggere i pregiudizi e faranno vincere l’amicizia, nel nome del loro comune amore per il mare, simbolo di libertà e di saggezza. Sipario.

 

 

 

 
 
 
 
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