La figlia del nord

La figlia del nord
Quando il vicino Torsk regala alla piccola Ebba Rose gli stivaletti di pelle, in pochi immaginano quale sarà il suo destino: una viaggiatrice, una bambina avventurosa e senza paura che sua madre Eugenia cerca di legare a sé, mentendo sulla sua direzione di nascita. Rose è nata a Nord non a Est come i suoi genitori le hanno raccontato, e il Nord è la direzione degli esploratori, dei temerari e di coloro che abbandonano la propria casa. Una terra di neve e di ghiaccio perenni, una madre superstiziosa e un padre Arne, affettuoso ma debole, non sono sufficienti a trattenere Rose, soprattutto quando alla porta bussa il grande orso bianco. Un orso parlante alto più di due metri vuole portarla con sé, in cambio offre la guarigione di sua sorella Sara e ricchezza per la famiglia, Arne si oppone fermamente ma Rose ha già deciso…
Una storia sul coraggio di abbandonare il nido e lottare per ciò in cui si crede anche quando l’impresa sembra impossibile. Tutto ha origine dalla fiaba norvegese A est del sole e a ovest della luna, che ispira alla Pattou una rilettura de La bella e la bestia in chiave nordica, anti-disneyana e distante da Perrault; niente fronzoli fra l’artico e la Norvegia, la forza del racconto scaturisce dai venti gelidi e dalle tormente. Il bianco assoluto del grande nord in cui vivono i Troll governati da una regina cattiva, un incantesimo che imprigiona un bambino diventato un uomo e la tenacia di una ragazzina che intraprende un lungo viaggio. Il "C’era una volta…" è solo l’assaggio di una storia poco fiabesca ma avvincente, che la scrittrice americana svolge con un punto di vista plurimo, facendoci ascoltare le voci di Rose, dei familiari e della regina quasi fossero seduti a fianco a noi mentre voltiamo pagina. Il primo volume della Pattou pubblicato in Italia piacerà a grandi e piccoli, purché amino l’avventura e credano nella magia.

 

 

 
 
 
 
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