La mia estate Indaco

La mia estate Indaco
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Da Torino alla provincia. Viola ha quattordici anni e i suoi genitori, senza domandare la sua opinione, hanno deciso di trasferirsi in una piccola cittadina della provincia piemontese. Così come quando non le hanno lasciato scegliere la scuola superiore che comincerà dopo l’estate, anche per questo grande cambiamento non hanno pensato alla sua vita e a chi e cosa dovrà lasciare per ricominciare daccapo. E per lei, così legata al nonno che resterà a Torino, abbandonare gli amici sarà difficile, un nuovo duro colpo dopo quel terribile evento che lei chiama Il Giorno In Cui Ho Toccato Il Fondo. Un giorno che ha a che fare con il suo corpo e l’acqua. Un giorno dopo il quale niente è stato più come prima. Finito il trasloco e preso possesso della nuova casa, durante una passeggiata, Viola incontra alcuni ragazzi che stanno giocando a pallavolo e che diventeranno presto il suo gruppo. Cate, Chiacchiera, Bomba, Sofi e Mirko sono un gruppo di amici ai quali poco dopo si aggiunge un ragazzo strano e misterioso e dal bizzarro nome di Indaco. Ed è proprio questo ad attirare la curiosità di Viola. Indaco sembra nascondere alcuni segreti e soprattutto, da ciò che racconta, vivere con una famiglia difficile. Parla poco, è uno scavezzacollo, tuttavia ha qualcosa di speciale che attira a sé. Così, i due finiscono per incontrarsi e quando il nonno di Viola accusa un malore e i suoi genitori sembrano nasconderle le notizie che arrivano da Torino, Viola convince Indaco a tornare in città in sella al motorino. Un viaggio avventuroso e segreto e che li unirà ancora di più. Viola, nonostante non conosca nulla della sua vita, sente di potersi fidare di Indaco tanto da raccontargli cosa accadde in quel Giorno In Cui Ho Toccato Il Fondo. Decide quindi di aiutarlo a sua volta, ma per farlo deve scoprire dove abita…

Già autore, assieme a Fabio Geda, di Berlin, fortunata serie Urban Fantasy per ragazzi, Marco Magnone sceglie ora di raccontare una storia che possa stimolare i ragazzi a porsi delle domande senza necessariamente trovare, tra le pagine, una risposta. L’obbiettivo di Magnone è cioè quello di considerare la platea dei ragazzi come puri e veri lettori, da affascinare con un racconto. Una morale, un filo rosso e un significato a un racconto come quello di Viola e Indaco si trova sempre, purché la volontà del ragazzo sia quella di approfondire, essere curiosi e questo è forse ciò che spinge gli autori di testi per ragazzi a confrontarsi con nuove storie. I protagonisti portano i nomi di due colori vivaci e sembrano quasi contrapporsi alle tinte pastello degli altri ragazzi e dei loro genitori. E chissà che nel testo non vi sia anche un legame e un riferimento ai cosiddetti bambini indaco, definizione creata negli anni ‘70 per quei bambini dotati di particolare empatia e che si pensava potessero, grazie alle loro qualità, rendere il mondo un posto migliore o, addirittura, salvarlo. In ogni caso, la comunanza di sentimenti e bisogni tra Viola e Indaco è ciò che spinge la storia a proseguire. Magnone sceglie di raccontare un’età piena di battaglie interiori, quando tutti sembrano un nemico da combattere e non a caso i due ragazzi tornano spesso davanti a un muro sopra il quale giganteggia la scritta NON È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA. Una specie di inno alla speranza per chi, in quel momento, sente tutti contro. Come sempre, anche in questo romanzo ci sono riferimenti propri della vita di chi scrive. Luoghi cari, riferimenti geografici che aiutano il racconto inventato a trovare una collocazione più vera, ma certo il linguaggio volutamente semplice e diretto dei giovani incontrerà il gusto degli adolescenti amanti della lettura. Fiducia negli altri e perseveranza sono forse le due parole chiave per questa storia adatta agli adolescenti di oggi.



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