La spada di legno

La spada di legno

Quel giorno il padre porta Sasja sulle spalle fino alla secca al largo. Nei punti più profondi l’acqua gli sfiora il mento e lui si tiene forte ai suoi capelli per non cadere. Il sole illumina la superficie del mare, e il padre dice che a camminare su quel fondo sabbioso gli pare di avere la crema alla vaniglia tra le dita dei piedi. Quando arrivano lo mette a terra sulla sabbia calda e cominciano a fare un giro. La riva sembra piccolissima vista da là. Riesce a vedere i vestiti lasciati piegati sulla vecchia panchina e, poco più in là, i moli che si ergono tra le canne come suole di scarpa grigie e deformi. Il padre prende fiato e si tuffa sorridendo. In quel momento sono entrambi felici. È bello fuggire per un po’ dalla loro casa scura e silenziosa e pensare solo al mare, al cielo e al sole. All’improvviso odono un suono rabbioso e intermittente provenire dal cielo: un’aquila di mare si leva in volo da un alto pino al centro della secca. Il padre di Sasja si ripara gli occhi con la mano, Sasja allunga il collo e vede subito il grosso nido dell’aquila, che sembra un gomitolo di lana marrone ingarbugliato. Dentro ci sono i pulcini. Il padre vuole che tornino indietro, perché l’aquila è spaventata dalla loro presenza, ma Sasja, che vuole rimanere, prende da terra due penne marroni, allarga le braccia e correndo velocissimo avanti e indietro come se stesse per prendere davvero il volo, per l’ilarità del padre, le urla che non è pericoloso. E l’aquila pare cascarci. Si calma, torna indietro, si appollaia di nuovo nel nido, lo guarda…

Il romanzo di formazione è un genere letterario tra i più significativi nell’ambito della storia della narrativa e può essere declinato attraverso molteplici sfaccettature, dato che in effetti ogni evento nel corso della nostra esistenza, sia nel bene che, soprattutto, nel male, ci segna, ci fa crescere, ci costringe a farlo, costituisce un decisivo tassello in quello che è l’edificio della nostra identità e della nostra, essendo per natura animali sociali, capacità di comunicare. Frida Nilsson è una scrittrice di narrativa per ragazzi la cui fama con merito ha valicato i confini della Svezia e della Scandinavia: il suo stile è semplice, chiaro, intenso, curato. Non è mai banale, anche se i temi che affronta sono universali, e il suo sguardo è originale: la vicenda che racconta in questo caso specifico ricorda per certi versi il tema centrale di Sette minuti dopo la mezzanotte, ma in modo diverso, altrettanto credibile ed emozionante. C’è un amore che non osa pronunciare il suo nome, quello di un figlio per una mamma che non riesce a chiamare tale perché, siccome è gravemente malata, la paura di perderla gli strozza la voce in gola. La donna, però, un giorno scompare…



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