La storia della signora Filadritto e del gatto Pussavia

La storia della signora Filadritto e del gatto Pussavia
La signora Filadritto vive da sola ed è un tipo freddoloso. Ha una grande poltrona e un camino ma sembra proprio che qualcosa le manchi: come è possibile stare comodi al calduccio senza un gatto? Di qualunque colore, purché sia piccolo, carino e faccia le fusa. Il garzone che le porta la spesa avrà il compito di procurargliene uno. E un gatto arriva, carino e piccolissimo, “con la testolina piegata all’insù, in una posa deliziosa”: certamente se ne starà buono buono e farà anche le fusa. La signora Filadritto lo chiama Pussimio, ma non sembra esserci verso di farlo salire in braccio a lei. Pussimio preferisce accucciarsi sullo sgabello e, per stare al calduccio, la signora Filadritto è costretta a infilarsi sotto le coperte. Il tempo passa e Pussavia - altro che Pussimio - è un gatto davvero indipendente, non mostra la minima accondiscendenza verso la signora Filadritto e diventa sempre più ingombrante. “Non si può  stare comodi al calduccio con un gatto”, anzi ci si riempie di lividi e cerotti. Il gatto vuole andarsene via? Forse sarà meglio, per la signora Filadritto...

Nessuna convivenza è mai facile, figuriamoci quella tra una signora di nome “Filadritto” e un gatto che, alla richiesta di stare in braccio a fare le fusa oppone la resistenza passiva di una gigantesca mole che si sposta, sempre con perfetto tempismo, in mezzo ai piedi della signora. I disegni sono quasi cartoni animati, vignette in cui i volti e gli spazi si deformano per raggiungere il massimo del movimento e dell’espressività. Il testo, con le sue funzionali ripetizioni, è facile da seguire e non è scontato: a cosa somigliano i denti di un gatto piccolissimo? A tanti spillini bianchi. Il gatto ruzzola, si acciambella, si accuccia e si rannicchia… la semplicità non toglie spazio all’efficacia delle descrizioni. Una storia d'annata (è del 1985), quasi una storia d’amore, raccontata con la gentilezza di chi sa da subito dove sia il torto ma non voglia puntare il dito. Si coglie l’assurdità di certe pretese, l’egoismo di altre richieste, l’insicurezza alla loro base, ma a volte soppesare i propri sentimenti e rivedere di conseguenza le proprie regole e le proprie aspettative richiede un po’ di tempo. Il garzone interpreta il ruolo di un terzo super partes, con un buonsenso genuino che indica una strada nella gestione di una  relazione che non sembra possa essere paritaria. Un promemoria nelle mani dei genitori e una possibilità di consapevolezza per i bambini.



 

 

 

 
 
 
 

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