La strega in fondo alla via

La strega in fondo alla via
Tremate bambini, tremate! In fondo alla via vive una strega. È di sicuro una strega. Lo sanno tutti. Non parla con nessuno, dà da mangiare alle cornacchie. Per non parlare del gatto nero che le sonnecchia sullo zerbino, dei pipistrelli che alleva nel capanno e del sortilegio che infligge ai malcapitati che riesce ad attirare in casa, trasformati in rospi e poi usati per le sue pozioni. Si può sfuggire alle proprie paure, ma non per sempre. E anche per il piccolo protagonista della storia arriva improvviso il momento del temuto incontro con la realtà che, guarda caso, ha il volto rassicurante di una ragazza sordomuta dolce e gentile, capace di stregare chiunque con i suoi gattini e una squisita marmellata di fragole...
L'accusa di stregoneria – quella dell'Inquisizione, non quella mossa agli astrologi e ai cartomanti di oggi – è stata un prodotto dell'emarginazione sociale. Donne sole, messe in un angolo dalla comunità o semplicemente diverse, trasformate dalla diceria popolare da vittime in carnefici e condannate dal braccio secolare di una Chiesa in cerca di nemici immaginari... La Strega in fondo alla via ripropone lo schema attraverso lo sguardo trasfigurante di un bambino guidato dal potere inesorabile dell'immaginazione (e della paura) verso conclusioni contro il buon senso eppure ai suoi occhi così credibili. È la leggenda della “strega della porta accanto”, del vicino balordo che spaventa i bambini, un tema ricorrente anche nei film che parlano di infanzia. I piccoli sembrano avere un atteggiamento ambivalente rispetto alla diversità. A volte spietati, crudeli, soprattutto in gruppo, quando rafforzano la propria identità collettiva additando e “colpendo” il diverso. Curiosi, “integranti”, sensibili se immessi in un contesto in cui non vige soltanto la “legge di natura” (ricordate Il signore delle mosche?). Hai mai pensato a cosa ti perdi fidandoti soltanto del tuo pregiudizio? Sembra chiedere il libro al lettore. Niente morale per risolvere l'ambivalenza. Soltanto la promessa di una ricompensa di felicità. Le illustrazioni di Olivier Tallec, espressionistiche, sanguigne, affogate nel colore, creano uno scenario un po' distorto, inquieto, per niente rassicurante. Azzurro e verde da una parte, rosso e nero dall'altra pennellati su paginoni XL in grado di sostenere l'intensità cromatica che sprigionano le tavole. In fondo alla via c'è sempre un tesoro nascosto... per chi ha il coraggio di avvicinarsi.

 

 

 
 
 
 
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