La volpe e il polledrino

La volpe e il polledrino
Le volpi sono animali curiosi, tanto voraci da cercare di mangiare le orecchie e la coda dei puledri appena nati e tanto coraggiose da fronteggiare intrepide e sostenere lo sguardo  di bimbi che cercano di spaventarle lanciando sassi e imitando spari. È per questo che la volpe rimane tanto impressa nei ricordi di chi, da bambino, l'ha incontrata. Così impressa da intrufolarsi nei racconti che un papà in carcere invia per lettera al figlio lontano. Un padre malato e isolato che non rinuncia, come ogni genitore, a trasmettere le memorie della sua infanzia, condensate in dettagli che rievocano un mondo lontano nel tempo e nello spazio.
È così che Antonio Gramsci, dal carcere di Turi, cerca di conservare e di tramandare i ricordi della sua Sardegna. Le sue parole sono accompagnate dalle evanescenti illustrazioni di Viola Niccolai che riesce a rendere, con il grigio che emerge prepotentemente dai tratti rossi, gialli, azzurri, la malinconia di un racconto in apparenza semplice e banale ma che nasconde una certa tragicità. Le immagini non riconducono la prosa a una linearità che non le appartiene ma ne seguono il fluire spezzato e secco e la accompagnano adeguandosi ad essa tra racconto e ricordo. Il linguaggio usato da Gramsci può risultare un po' antiquato alle orecchie dei giovani lettori di oggi e la storia, per un bambino, non  risulta particolarmente accessibile né avvincente. Il suo fascino deriva proprio dal contesto storico in cui è stata scritta e dalla vicenda personale del suo autore. Questa consapevolezza, che ci permette di accostarci all'albo con un occhio di riguardo, è proprio la chiave per farlo apprezzare anche ai più piccoli.

 

 

 
 
 
 
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