Le avventure del Barone di Münchausen

Le avventure del Barone di Münchausen
“Qualcuno pensa che i miei racconti siano solo colossali bugie. Ci tengo a dire che quanto ho scritto in questo libro è solo il fedele resoconto dei miei molti viaggi per mare e per terra e delle mie avventure di guerra e di caccia. Leggete e giudicate voi”. Firmato: Barone di Münchausen. In effetti,  il lettore delle sue avventure deve fare un discreto sforzo per sospendere la propria incredulità e far finta  di credere che il buon Barone, tra le tante strabilianti imprese: sia sfuggito ad un attacco simultaneo di un coccodrillo e di un leone nell'isola di Ceylon; abbia catturato uno stormo di anatre con un unico pezzetto di lardo attaccato ad una lenza e sia riuscito a farsi trasportare in volo fino alla sua cucina; nel corso dell'assedio ad un fortezza turca, abbia cavalcato una palla di cannone (anzi due, una all'andata e una al ritorno); sia riuscito a far arrivare a Costantinopoli in un'ora, direttamente dalle cantine  imperiali Vienna, la miglior bottiglia di Tocai del mondo per farne omaggio al Sultano che lo ospitava...
Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen è realmente esistito: era un soldato tedesco vissuto nel Settecento e le storie ispirate alle sue leggendarie fanfaronate risalgono al 1781. La prima sistematizzazione la fece Rudolph Erich Raspe quattro anni dopo. Gottfried August Burger la prese, la tradusse in tedesco e la estese, facendola diventare molto popolare in Germania. Proverbiale per le colossali menzogne e immortalato nel nome della sindrome per cui ci si procura disturbi inesistenti per sucitare simpatia negli altri, il Barone di Münchausen è il prototipo del vanaglorioso, dello sbruffone senza vergogna, del mentitore incallito. Eppure non si può davvero parlare di un personaggio negativo. Anzi, la totale mancanza di remore, il “candore” con cui racconta le sue formidabili bugie lo rende narrativamente un eroe senza dubbio positivo, in particolare agli occhi del lettore bambino. Nelle fiabe, nei film, nelle parole degli adulti, i tipi come lui subiscono quasi sempre lo stigma del giudizio morale che li relega al ruolo di disturbatori, comprimari sciocchi, spie e via dicendo. Al contrario, nel libro di Raspe-Bürger il Barone è il protagonista assoluto, al di sopra del bene e del male, contraddicendo le più elementari e consolidate nozioni etiche; in più, il castello di frottole che costruisce per riempire le sue cronache (con involontaria autoironia) ispira nei bambini un naturale sentimento di simpatia e perfino di ammirazione per l'uso così estremo e sfrontato della fantasia di cui è capace il  protagonista. Due parole sull'edizione bianconero, marchiata dal bollino AL (Alta Leggibilità) che distingue i libri reader-friendly (bambini dislessici ma anche soltanto alle prima armi con la lettura): criteri che riguardano lessico e sintassi, lunghezza dei capitoli, carattere tipografico e colore della carta (il crema è meno stancante del bianco). Meritano una una menzione la traduzione e l'adattamento (la “riduzione”, si sarebbe detto una tempo) di Irene Scarpati che è riuscita a ricreare con semplice eleganza le vicende del Barone senza banalizzarle e impoverirle, aiutata (e molto) dalle incantevoli illustrazioni in bianco e nero di Olimpia Zagnoli, giovane e brillante artista emiliana attiva nella moda e nell'editoria libraria, collaboratrice di grandi riviste (il New Yorker tra le altre) e, da poco, anche art director di Timbuctu, rivista per bambini su i-Pad.

 

 

 
 
 
 
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