Le favole di La Fontaine messe in scena da Thierry Dedieu

Le favole di La Fontaine messe in scena da Thierry Dedieu
Una lepre e una tartaruga fanno a gara a chi arriva prima al traguardo: chiunque scommetterebbe sulla prima, ma a niente serve correre, se accumula troppo ritardo… Dibattito tra una quercia e una canna su chi alle intemperie sa resistere: e chi l’ha detto che è il più forte a vincere? Una cicogna viene invitata a pranzo dalla volpe, ma per colpa del lungo becco non riesce a inghiottir nulla: volpe, fai attenzione, chi la fa poi se la becchi!
Sono solo alcune delle favole del grande La Fontaine illustrate da Thierry Dedieu, anzi, come puntualizza il titolo, “messe in scena”: sì, perché se provate ad aprire questo bell’albo rilegato vi meraviglierete trovando veri e propri quadretti teatrali, realizzati a pop up, con tanto di scorci e profondità. L’albo, il secondo della serie delle favole uscite per L’ippocampo, è in realtà qualcosa di più di un piacevole effetto tridimensionale: è un nuovo modo semplice, non banale ed elegante di trattare una materia popolare che da secoli affascina la cultura occidentale. Tutto cominciò nella notte dei tempi, VI secolo a.C: Esopo ebbe la grande intuizione di inventare storie brevi e aneddotiche su animali, molteplici specchi di una multiforme vita umana. 1668: uno scrittore francese quanto mai fine e arguto, La Fontaine, recuperò questo materiale trasformandolo in versi e rime: un modo colto che ben celava la critica nei confronti del malcostume del tempo. Secolo XX: fioccano le edizioni che raccolgono queste favole, alcune complete, altre eleganti o spiritose, tutte diverse tra loro ma accomunate dalla volontà di insegnare qualcosa o forse, chi può dirlo, di esprimere per bocca di esseri non umani quello che non si può o che sarebbe sconveniente dire. È per questo motivo che la favola, nella sua semplicità e freschezza si adatta a ogni epoca, un intramontabile evergreen. Ma è altrettanto vero che proprio per la sua origine popolare il successo è derivato in gran parte dai superbi illustratori che hanno dato una forma visibile ai personaggi. Sulla scia di una tradizione lunghissima, che vanta nomi del calibro di Gustave Doré, si inserisce anche il nostro eclettico Thierry Dedieu, illustratore-fotografo-pittore col pallino della scienza e della natura. Un artista dal segno semplice ed elegante, che non si perde in particolari inutili ma sa cogliere con franchezza il nocciolo di una vicenda, con pochi colori densi e un tratto netto e deciso. A differenza di altre sue opere, in cui l’ironia leggera e stuzzicante fa da leit motiv, qui domina un senso aristocratico e raffinato, accresciuto dalla disposizione centrale (“teatrale”), che ben si coniuga con i contenuti. È un peccato che in Italia l’artista non abbia ancora raggiunto il grande pubblico, nonostante siano già stati pubblicati diversi albi, tra cui le bellissime storie africane di Yakouba, laddove le immagini della savana e del leone emergono maestose in una raffinata bicromia, tra forme geometriche e stilizzate. Mancano però ancora le opere più drôles, più spiritose, e quelle sulle scienze naturali realizzate con lo scienziato giapponese Tatsu Nagata, che hanno riscosso molto successo in Francia. È pur vero che con proprio con questo albo l’autore ha iniziato a far breccia anche nel nostro Paese, incantando con la sua ironia e le sue illustrazioni. Speriamo che continui così!

 

 

 

 
 
 
 
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