Lina – Avventure di un’architetta

Il mondo nel 1914 è un posto decisamente particolare, diverso da come lo conosciamo noi oggi, anche se purtroppo ci sono certe cose che non smettono di esistere, come la guerra, e nel 1914, a dicembre, quando nasce Lina, il mondo sta per scoppiare come una bomba che porta morte e distruzione. Ma l’Italia non è ancora entrata nel conflitto, che finirà soltanto quattro anni dopo. A Roma vanno di moda i cappelli, nelle fogge più stravaganti, le corse dei cavalli e i picnic, le donne vogliono più diritti, come per esempio quello al voto, che però gli uomini non sono intenzionati a concedere, e molta gente lavora in fabbrica. Lina cresce circondata dalla bellezza, dall’arte. Ha fretta di crescere, non le piace essere piccola, vuole diventare grande, per vivere tante avventure, per avere molte cose da raccontare. Le piace dipingere: è una passione che ha ereditato dal papà. Immortala sulla tela sia immagini di fantasia, ma anche cose concrete e personaggi reali, che incontra per strada o vede passare sotto le sue finestre. Mentre lei diventa grande sale al potere un uomo “che non tollera un no come risposta”: Benito Mussolini…

Nasce come Achillina, ma per tutti, anche se sono troppo poche le persone che conoscono questo genio di livello internazionale, celebrato in tutto il mondo con mostre, eventi, retrospettive e rassegne anche ora che non c’è più da quasi trent’anni e ne sono passati più di cento dalla nascita, è Lina. Lina Bo, che poi sposerà il giornalista, scrittore, critico d’arte e gallerista Pietro Maria Bardi. Una delle prime donne a laurearsi in architettura. Inizia giovanissima a collaborare con Giovanni (anche lui più noto col diminutivo Gio) Ponti a Milano, un maestro eccezionale le cui opere sono celebri e studiate ancora oggi: apre il suo studio, inizialmente non molto frequentato dai clienti, e per giunta una bomba in tempo di guerra glielo distrugge. È in quel momento che diventa un’attivista del PCI. Documenta la devastazione della guerra, si trasferisce in Brasile, e sarà naturalizzata brasiliana (con ogni probabilità non apprezzerebbe Bolsonaro, ma questa è un’altra storia…), dà vita a progetti monumentali, mette sempre al centro la persona, il design deve essere utile, bello, politico nell’accezione più alta del termine, edificare una comunità solidale, avere un volto umano. Ángela León, giovane e bravissima illustratrice spagnola ma che conosce bene – e si vede da questo volume – il Brasile, avendo persino ideato un progetto di urbanismo utopico e una guida immaginaria di San Paolo, metropoli in cui la sperequazione sociale è fortissima, ha una tavolozza varia, accurata e vivace, e ora per la prima volta si dedica ai ragazzi, con un’opera piacevole, bella, fruibile da tutti in modo immediato e coerente con la missione della protagonista di cui parla, Lina, donna e artista che è stata per tutta la vita attenta alla comunicazione, al messaggio dell’opera, all’importanza della conoscenza, alla sostanza dietro la forma.

 


 

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