L'isola del piccolo mostro nero-nero

L'isola del piccolo mostro nero-nero
Cosa fareste nei panni di un piccolo mostro nero-nero col pallino della fotografia costretto a vivere su un'isola dove tutto è nero-nero (“Cambierei hobby”, vi avverto, è una risposta non accettabile perché palesemente ostile alla retorica di questa recensione)? Cosa dice lei con la giacca rossa? Sì, esatto! Si capisce subito che è un tipo collaborativo... Precisamente, “Cercherei altri lidi”. Proprio quello che decide di fare il piccolo mostro protagonista della storia, imbeccato da un pipistrello suo amico (inutile dire che si tratta di un pipistrello nero-nero), prodigo di buoni consigli e disposto ad accompagnarlo. Lasciata l'isola a bordo di una barchetta auto-costruita, i due arditi esploratori si imbattono, nell'ordine: in un isola verde con una vegetazione assai insidiosa, in una rossa dove crescono bellissimi funghi velenosi, in un'enorme balena rosa indistinguibile ad un primo sguardo da un'isola qualsiasi, in un'isola arancione popolata da api, in una lilla piena di frutti dello stesso colore e infine in un’“insolita” isola bianca... Sotto la spinta di un vento improvviso la barchetta fa ritorno all'isoletta nera-nera senza che il piccolo mostro abbia trovato il posto giusto per i suoi scatti. Il pipistrello però ha con sé un gruzzolo di semi raccolti sulle tante isole che hanno visitato. Indovinate un po' il seguito...
Davide Calì, autore del piccolo best-seller Mi piace il cioccolato, prosegue la collaborazione con Zoolibri con una favola “variopinta” - in cui niente è ciò che sembra - sul senso del viaggio e dell'esplorazione. I sensi del piccolo mostro infatti sono continuamente ingannati dall'apparenza incantatoria dei luoghi che incontra durante la traversata, che si rivelano tanto pericolosi quanto in un primo momento erano apparsi promettenti. È un percorso di formazione tutto allucinazioni, abbagli, mispercezioni da trip lisergico (non a caso una delle tappe è l'isola dei bellissimi funghi) in cui la fotografia, metafora della conoscenza, dovrebbe consentire una “seconda visione”, più obiettiva e priva di rischi, sulle cose del mondo. Prima di arrivare a fotografare qualcosa però il protagonista deve crescere, sperimentare, alterare il punto di vista, a volte fare a meno dell'onnipresente coscienza di sé. Giordano illustra con mano felicemente psichedelica (la balena rosa con l'escrescenza sulla testa vale il prezzo del libro) e una predilezione per la forma circolare. Strawberry fields forever...

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