L'ombrello giallo

L'ombrello giallo

A quei tempi tutti gli ombrelli erano neri, marroni o, tutt’al più, blu di Prussia o verde scuro.
Così quando nella bottega saltò fuori quell’ombrello giallo, tutti quanti rimasero di stucco. Un ombrello di colore simile non era previsto né nei piani, né nei cataloghi, né negli ordini… Un operaio, stanco di schiacciare gli stessi bottoni della macchina industriale (“Stecche, Impugnatura, Fodera”), decide di toccare la levetta speciale Tinta Giallo Pulcino per vedere l’effetto di un ombrello color del sole in mezzo alla pioggia.
Un albo illustrato che richiama alla memoria il film “Pleasantiville” del 1998 – qui la pellicola, inizialmente in bianco e nero, inizia a colorarsi gradualmente (per primo un fiore) quando Jennifer, la protagonista femminile, inizia a sovvertire le regole previste dalla trama – sia il capolavoro “Tempi Moderni”, diretto e interpretato da Charlie Chaplin nel 1936, geniale atto di protesta contro l’alienazione industriale della catena di montaggio. Nella nostra storia è un ombrello giallo il protagonista, capace cambiare il corso degli eventi, assurgendo a simbolo della creatività, della rottura con il passato, di voce fuori dal coro in un sistema assai poco democratico.  E questa trama intrigante elaborata da Joel Franz Rosell trova il suo naturale completamento nelle suggestive tavole di Giulia Frances Campolmi (la sua tesi di Master in illustrazione). Tavole rigorosamente bianche e nere, fatta eccezione, naturalmente, per l’ombrello giallo e i mondi in cui ci conduce. Consigliato a “bambini” di tutte le età: esplosivi, creativi, poco ordinari, sognatori, in generale gelosi e consapevoli della propria  identita. Come il nostro ombrello giallo che spera di essere comunque un ombrello: farsi bagnare dalla pioggia, unico come una pennellata di colore sul cielo plumbeo. Il suo sogno forse non si realizzerà ma un incontro inaspettato con chi come lui non ha paura di tingersi di allegria, lo porterà via dalla vetrina di articoli a saldo respinti dai clienti insoddisfatti, a scoprire strade non impreviste, eppure piene di promesse.

 

 

 
 
 
 
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