Mary Poppins

Londra. Viale dei Ciliegi 17, casa della famiglia Banks. Da quando la bambinaia si è licenziata, il vento dell’Est sibila tra gli alberi, curva i rami e fa danzare sopra la terra tronchi e radici. I bambini guardano la strada dalla finestra, sospirano e si domandano chi mai verrà a prendersi cura di loro. In fondo, intravedono una figura trasportata dal vento e non è papà di ritorno dalla City, ma una donna magra, con mani e piedi grandi e occhi azzurri piccoli: s’avvicina pian piano, posa i piedi a terra e... boom! fa scuotere tutto l’edificio. La signora Banks le fa qualche domanda e quella risponde: “Oh, io di regola non do mai referenze. È una vecchissima usanza, roba assolutamente fuori moda”. Poi scivola su per la ringhiera, tira fuori un’infinità di cose dalla borsa – tra cui un letto da campo pieghevole e una medicina che cambia sapore a ogni assaggio, gira il mondo toccando una bussola, ha per amiche una mucca ballerina e una signora di zucchero, va a bere il tè dentro un quadro, conosce il linguaggio dei cani, quello degli uccellini e molto altro ancora. Pochi minuti dopo averla incontrata Michele le chiede: “Non ci lascerai mai, è vero?”. Mary Poppins dice: “Resterò finché cambia il vento”…

A partire dal 1964 migliaia di bambini e adulti hanno visto la versione cinematografica di Mary Poppins. Forse però non tutti hanno letto l’omonimo romanzo scritto trent’anni prima da P.L. Travers, dato che – a differenza del film – il suo successo non è sempre stato costante. L’autrice decise infatti di cedere i diritti a Walt Disney – che li chiedeva da quasi vent’anni – proprio durante un periodo di vendite poco fortunate. Travers partecipò poi all’elaborazione della sceneggiatura, propose modifiche e si oppose a svariate idee e alla fine la fedeltà libro-film si può ritenere alta, ma restano numerose differenze. Nel libro, ad esempio, oltre a Giovanna e a Michele ci sono due gemelli appena nati (Giovannino e Barbara), i camerieri che servono il tè dentro il quadro non sono dei pinguini ma dei normali esseri umani e le risposte contraddittorie e i silenzi enigmatici di Mary Poppins sono accentuati (“Ma nessuno sapeva cosa ne pensasse Mary Poppins, perché lei non diceva nulla a nessuno”). Inoltre, già solo nel primo volume – in totale ce ne sono otto – ci sono diverse storie che non compaiono nella pellicola: tra le altre, un delizioso capitolo su Michele che appena sveglio “fa il cattivo”. La famosa scena alla cattedrale di Saint Paul è invece molto più elaborata e toccante nel film e sono invenzioni tutte “disneyane”sia il volo degli aquiloni in chiusura che l’impegno da suffragetta della signora Banks (un’idea strepitosa, forse stimolata dalla sola frase: “Ora, se c’era una cosa che spiaceva alla signora Banks era quella di esser ritenuta di idee antiquate. Non poteva sopportarlo.”).  Poi, se si preferisce Julie Andrews che canta o Mary senza accompagnamento musicale è questione di gusti, quel che è certo è che Travers ha realizzato qualcosa di unico e che ormai fai parte dell’immaginario collettivo.



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