Melody

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Il corpo di Melody per lei è come una di quelle celle d’isolamento in cui tutto ciò che dici (o urli) non può essere sentito all’esterno. Da quando è nata la sua mente non riesce a trovare uno sfogo nei movimenti o nella parola: dalla sua bocca escono grugniti incomprensibili e soltanto i suoi pollici sembrano avere la capacità di dimostrare di essere vivi. Da quando era piccola i suoi genitori hanno sempre avuto a che fare con medici spietati o al massimo poco interessati, che sbrigativamente archiviavano le loro visite alla voce “Caso disperato”. La fortuna di Melody è la presenza nella sua vita della Signora V, una donna tenace e combattiva che decide di aiutarla ad uscire dal suo bozzolo. Le insegna a esprimersi indicando delle parole contenute su una lavagna o a cadere senza farsi male dalla sedia a rotelle che la muove nel suo mondo. La Signora V è anche quella che le fa provare le bibite gassate e la sensazione della pioggia sul viso. La sua famiglia poi si allarga con un cane che la accetta così com’è e una sorellina che ha tutte le facoltà che a lei mancano: dire “mamma” o “papà”, correre o più semplicemente ridere senza sbavare. Anche Melody scoprirà cosa significa avere un’amica quando la sua classe speciale prenderà parte ad un progetto che la vorrà più “inclusive”: Rose le si siederà accanto e le rivolgerà la parola. E quando i suoi pensieri saranno tradotti in parole dall’avanzata tecnologia del Medi-talker, anche il resto della sua classe conoscerà finalmente cosa si nasconde veramente dentro quella bambina così “particolare”…

Come dice la stessa Sharon M. Draper nella sua postfazione Dietro il libro, la forza di questo romanzo è nella mancata compassione con cui la scrittrice racconta la storia di una ragazzina sveglia e intelligente all’insaputa del resto del mondo. Non si prova pietà, quindi - e giustamente - per Melody, ma si percepisce il sentimento di totale frustrazione di chi come lei, inerme, è costretto a vedere passivamente tutto ciò che gli ruota intorno, senza riuscire ad esserne parte attiva. I pensieri in prima persona si susseguono uno all’altro con una velocità che non corrisponde a quella esteriore. Soltanto con grande dose di sacrifici e tanto amore l’involucro che le sta così stretto avrà degli spiragli di luce e una comunicazione verso l’esterno. Il titolo inglese del romanzo (Out of my mind) esprime meglio di quello italiano la duplice realtà in cui si trova Melody: una specie di esistenza quotidiana extracorporea, una vita - tutta mentale, purtroppo - aldilà dei propri confini fisici. Scritto per i bambini da 10 in su, è in realtà perfetto anche per gli adulti perché, così come un altro caso letterario di alcuni anni fa, Wonder di R. J. Palacio, permette di aprire un varco verso un mondo che per la maggior parte delle persone è totalmente sconosciuto. Esattamente come è avvenuto con l’Auggie di Wonder, anche Melody commuove, conquista e lascia un forte traccia nella nostra percezione, o meglio nella nostra considerazione, dei disabili e di tutti coloro che a volte sbrigativamente molti tendono a definire “strani”.



 

 

 

 
 
 
 

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