Millie del popolo nascosto

Millie del popolo nascosto

Alice è una ragazzina sgraziata: troppo alta, robusta, con mani e piedi enormi. I suoi genitori, newyorchesi dell’Upper East Side, benestanti, rampanti, esteticamente ineccepibili, si chiedono da dove sia potuta venire fuori una figlia così, col singolare talento di attirare a sé le più feroci crudeltà dei compagni di classe, per sfuggire alle quali è costretta a continui cambi di scuola. Disillusa e avvilita, la poveretta viene sballottata dall’autista di famiglia presso le varie destinazione prescelte, i suoi non hanno neppure il tempo di aiutarla a preparare i bagagli, raggiungendo l’acme dell’amorevolezza genitoriale con l’assunzione di una consulente ad hoc, preposta alla mission impossible di individuare una scuola sufficientemente inclusiva per il loro caso umano. Ma la cara Miss Merryweather fallisce un obiettivo dopo l’altro, fino all’ultima stramba destinazione. Si tratta di una scuola New Age, molto più simile a una comune hippy che ad un istituto scolastico vero e proprio, ma ha il vantaggio di essere situata in una località sperduta, prossima ad un bosco e un lago, molte lezioni si svolgono all’aria aperta e gli studenti possono vivere in piccoli bungalow a contatto con la natura, frequentare corsi di meditazione, mindfullness, yoga, più varie discipline che li riconcilino con sé stessi e il mondo circostante, fatto di simili e dissimili. Gli insegnanti si definiscono “guide”, gli allievi sono considerati “apprendisti” della vita. Per la prima volta dopo anni, Alice non è oggetto di scherno da parte delle sue compagne di stanza, che sembrano mantenere una rispettosa distanza di sicurezza. Una notte sente delle urla provenire dal lago, si precipita in acqua per trarre in salvo quella che si rivelerà una tenerissima strana creatura, un incrocio tra un orso e una ragazza. Millie appartiene ad una tribù che vive oltre il lago, è il popolo sommerso dei Bigfoot, esseri misteriosi con aspetto scimmiesco e intelligenza umana che si sono tagliati fuori dal mondo dei senza-pelliccia per paura di essere catturati e uccisi. Le due ragazze si riconoscono come anime diverse e diventano amiche condividendo disillusioni e sogni. Ma qualcuno ha pensato bene di fotografarle mandando gli scatti in rete, l’intera tribù dei Bigfoot, cui molti danno la caccia da anni essendo creature leggendarie, è in pericolo, rischia di essere scoperta. Alice dovrà ricorrere a tutta la sua intelligenza e il suo coraggio per escogitare un piano che tolga l’amica dai guai...

Jennifer Weiner, l’autrice di romanzi femminili più venduta in America, con Millie del popolo nascosto è al suo primo libro per ragazzi, riuscendo a creare una storia leggera, piacevolissima, a tratti di fantasia, che si misura, senza risparmiare stoccate, con tematiche impegnative come il bullismo, la capacità genitoriale, l’importanza di una formazione scolastica che trasmetta innanzi tutto i valori fondanti del rispetto per la diversità e per qualsiasi forma di cultura. Con linguaggio morbidamente ironico, rappresenta in modo grottesco, eppure iperrealista, l’inettitudine genitoriale. La madre di Alice, presa dal turbine mondano della beneficienza, le consegna, a soli sei anni, la carta di credito perché compri, in totale autonomia, l’occorrente per iniziare la scuola; di contro, i genitori di Millie sono castranti al punto tale da impedirle di conoscere il mondo dei senza-pelliccia, nel quale lei invece vorrebbe integrarsi. Genitori diversamente inadeguati, che contribuiscono alla disistima della prole, pretendendo performance al loro livello che li renda degni di affetto e accettazione. Attualissimi gli spunti di riflessione, direi anzi che l’universo in parte fantastico creato dall’autrice arriva dritto al cuore del problema: un mondo di ragazzi disconnessi dalle emozioni più profonde e dolorose, privi di un’educazione sentimentale che spesso li induce all’isolamento o ad atti di crudeltà verso i più deboli: vittime, in entrambi i casi, della mentalità performante dei genitori, che pretendono appunto performance eccellenti e non si curano di costruire l’autostima dei loro figli a prescindere da quello che riescono ad ottenere. Tutto questo racconta sottilmente il mondo di Millie e Alice, con zone più incalzanti e luminose, parti dal passo meno brillante, risultando nel complesso un romanzo per ragazzi intelligente e tenero, proprio come i personaggi che lo abitano. Lo consiglio vivamente a quei genitori che, accompagnati i figli agli allenamenti di calcio, perdono ogni sembianza di civiltà al calcio d’inizio, a quelli che hanno una crisi isterica davanti un otto “perché il tuo compagno di banco ha preso dieci” a quelli che costringono i figli a studiare uno strumento per cui non hanno né interesse né talento, “perché la musica comunque è disciplina”. E naturalmente ai ragazzi, veri destinatari dell’opera, che hanno il diritto di sognare un’amicizia fantastica come quella tra Alice e Millie, senza il filtro di WhatsApp, ma con la forza di un abbraccio vero, anche se peloso.

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