Mojito

Mojito
Ennesima estate al mare con mamma, papà e sorellina per Mojito. Solita casa in affitto, solito stabilimento balneare, solito bagnino ficcanaso, solita gente. Che scatole infinite! Sua sorella più grande, Mariagiò, è riuscita strappare l’Interrail ai genitori – con non pochi capricci e difficoltà – e adesso se ne sta in giro per le capitali d’Europa. A lui non è toccata la stessa fortuna però, visto che la sorella maggiore gli ha spianato la strada, provare a chiedere la libera uscita fino a mezzanotte per i venti giorni di vacanza non nuoce. Margarita è in vacanza al mare con i nonni: il nonno non sta molto bene, ma la nonna è veramente in gamba, è una nonna eccezionale, di quelle che ti passano i libri da leggere, libri come Cent’anni di solitudine che lei si porta in spiaggia e legge avidamente nel tentativo di non ascoltare le solite chiacchere di una professoressa saccente o di una madre modello. Ed è proprio Cent’anni di solitudine che Mojito, non per passione ma perché obbligato dalla scuola, sta leggendo in spiaggia una mattina che i suoi sono andati a farsi una nuotata. A pochi ombrelloni di distanza Margarita sta facendo la stessa cosa e… galeotto fu il libro,almeno per una prima nuotata insieme. Margarita e Mojito scoprono così di avere molti punti in comune, più di quanti avrebbero creduto: in primis quel senso di insoddisfazione che nasce spesso nella vita adolescenziale. Ed ecco qua che Mojito ha trovato una compagna con cui fare mezzanotte, divertendosi e sbronzandosi… scontato, no, considerando i soprannomi? Ma non tutti i piani - soprattutto quelli che si fanno sotto l’effetto della sbronza – vanno come i due vorrebbero, sarà necessario sbatterci la testa, tanto tanto vomito e la giusta dose di senso di colpa prima di poter rimediare fino in fondo. Menomale che ci sono Agata e Serena, una con la sua saggezza e l’altra con la sua ingenuità…
Ci sono in Mojito due storie adolescenziali raccontate in maniera lineare, evidenziando gli umori tipici di una fascia d’età che molti di noi - guardandosi indietro - si ricordano certamente come un groviglio incasinato. La noia, il dissenso, l’impertinenza, il voler andare per forza contro gli adulti sono tutti elementi che in questa breve emergono tra dialoghi familiari e contesti familiari quotidiani. Chi ha figli adolescenti potrà sicuramente ritrovare in queste pagine momenti vissuti, se non in maniera identica, probabilmente simile. È il gioco delle parti. In Mojito, - facile intuirlo anche dal titolo - occupa un ruolo centrale il fascino dell’alcol che sembra avere il potere di far dimenticare ogni tipo di dolore possibile, salvo poi non accorgersi che il dolore che doveva far passare si è amplificato, complici anche i classici mal di testa e mal di stomaco da “giorno dopo”. L’interno della quarta di copertina ci ricorda che Francesca Longo è giornalista, scrittrice e autrice di testi radiofonici e televisivi. Ma se non fosse madre difficilmente avrebbe potuto scrivere delle pagine così intense, ricche di significato, ma prive – per fortuna – dei più banali moralismi e luoghi comuni. Mojito può essere un modo per far leggere a dei quindicenni/sedicenni “difficili” qualcosa che li inviti ad autoanalizzarsi... senza sentire il fiato sul collo dei genitori.

 

 

 

 
 
 
 
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