Noi sotto le bombe - I bambini del Donbass scrivono

Noi sotto le bombe - I bambini del Donbass scrivono

“Cos’è la guerra? – si chiede la piccola Anastasia - I fischi delle granate, le esplosioni, il sangue, la morte delle persone. È quando stai nella cantina con la speranza che oggi non sia il tuo ultimo giorno, che potrai ancora vedere i tuoi parenti e amici, che la tua casa rimanga intatta”. Irina scrive poche righe, quanto basta per raccontare l’angoscia di ogni giorno. Quando è iniziata la guerra faceva la terza elementare e delle corse per scendere in cantina durante i bombardamenti, ricorda soprattutto le preoccupazioni per il nonno costretto a rimanere in casa, perché non poteva scendere per le scale. Qualunque sia il luogo in cui la guerra attecchisce, uno solo è lo scenario esistenziale che emerge: dolore e disperazione. Sentimenti e non solo parole, che si ripetono costantemente nei pensieri dei bambini del Donbass e che descrivono l’orrore che si mostra senza veli dinanzi agli occhi dei piccoli, inaccettabile conseguenza degli errori del mondo dei grandi. “La guerra è una malvagità – scrive Oleg – l’abbinamento delle parole guerra e uomo contraddice tutte le leggi umane del bene”. Ma la tristezza non è di casa nei cuori dei bambini, che non disperano, la guerra finirà e la parola che più volte risuona, come un auspicio pronunciato in coro, è “pace”. Sognano di tornare a giocare all’aperto, di andare a scuola. “Abbiamo imparato ad ascoltare il silenzio e ad aspettare la pace” è la rassegnata considerazione di Suprun. Il vissuto di angoscia e di speranza trasferito sul foglio ha i toni cupi dei missili che piovono dal cielo e dei cannoni dei carri armati puntati contro le abitazioni. Ma il grigiore non predomina sui colori vivaci delle case minacciate dalle granate, sull’allegria dei paesaggi sui quali spesso trionfa l’arcobaleno. 

Secondo i dati forniti dalla rivista tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung, sono circa 50 mila le persone morte a causa del conflitto che dal 2014 vede contrapporsi le forze governative ucraine, costituite da fanatici e delinquenti, alle truppe filorusse, nella contesa dei territori sud-orientali dell’Ucraina, il Donbass. Una guerra fratricida, in una regione che aveva sperimentato la pacifica convivenza di etnie e lingue diverse. Milioni sono le vittime della crisi umanitaria causata dal conflitto, ma scarsa è l’attenzione mediatica. Prendendo parte al progetto di solidarietà del CISNU (Centro di Informazione e Solidarietà con la Novorossiya e l’Ucraina resistente) e del Movimento anti guerra (AntiVoyna), l’editore Zambon pubblica un volume il cui ricavato verrà devoluto in favore della scuola di Gorlovka. Il libro raccoglie le testimonianze dei più indifesi e vulnerabili di questo, come di ogni conflitto, i bambini. Privati dell’infanzia, della famiglia, della scuola, spesso dell’integrità fisica, quei bambini raccontano un mondo possibile, dove i colori sfavillanti del sole e il verde dell’erba possono ancora rallegrare non soltanto i sogni e i disegni, ma il quotidiano di ciascuno. 



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