Non ho sonno

Non ho sonno
Nel cuore della notte i bebè vanno a spasso per la casa (è un segreto però, resti tra noi). Si aggirano furtivi, in barba alla paura del buio; gattonano verso i luoghi off-limits, quelli da cui mamma e papà li tengono lontani durante il giorno, per esempio la credenza della cucina… Piccola digressione. È un fatto incontrovertibile (tutti i genitori potranno testimoniarlo) che i bambini molto piccoli per giocare preferiscono gli utensili di casa e gli incarti dei giocattoli, costosi e “disegnati” per loro, che ci si ostina a regalargli (in proposito, andatevi a cercare su Youtube, il delizioso Tin Toy, uno dei primi cortometraggi targati Pixar che parla di un soldatino di latta e del disinteresse del poppante a cui è stato donato). Chiusa la digressione. Pentole, padelle, mestoli e cucchiai sono l'oggetto del desiderio di schiere di uno-duenni, pronti a sfruttare la minima distrazione dei grandi per avventarsi sulla preda. Proprio come il bimbo di Non ho sonno che si muove al calar delle tenebre per mettere in atto il suo mefistofelico piano. Giù dal lettino, in cucina, apertura sportelli, preparazione attrezzatura, “tam, tam, tam, tam!”, fulmineo e assordante concertino per mestolo, cucchiaio e pentolone, poi di nuovo a letto, in tutta fretta...
Ideata da Luigi Paladin, premio Andersen 2005 per la promozione della lettura, la nuova collana “I libri del tato” è vivamente sconsigliata ai maggiori di 2 anni e mezzo, e già questo è un risultato da non sottovalutare. Negli ultimi anni i libri per piccolissimi sono diventati un genere a sé (qualcuno li chiama “primi libri”), un genere in cui la stessa Lapis è ormai ben rodata – ricordiamo, tra gli altri, la riuscitissima serie delle Piccole avventure di Margherita di Didier Dufresne e Armelle Modéré. Pochi però hanno provato a pensare libri di narrativa (cioè che raccontano una vera storia, sia pur “minima”) che abbiano come target unico i bambini in età da nido, al punto da risultare perfino un po’ indigesti per quelli più grandi. Le qualità fisiche del volume – 16 pagine cartonate in un bel formato quadrotto: facile da maneggiare, senza spigoli che resta aperto da solo – sono esemplari, ma le sue peculiarità vanno cercate altrove. Il racconto illustrato si presenta come una specie di teatro delle ombre in negativo in cui le sagome bianche (compresa quella del bambino gattonante) emergono da un nero profondo (la stessa sorte tocca ai testi nelle pagine a fronte). È come orientare un fascio di luce sugli elementi fondamentali della storia sprofondando nel buio tutto il resto. A poco a poco arrivano i colori (il rosso il blu e il giallo), che accendono l’attenzione sugli strumenti da utilizzare (nel caso di Non ho sonno, le agognate stoviglie) distinte ognuna da un colore diverso. Le forme semplici e lineari delle illustrazioni non lasciano spazio all’immaginazione. Ogni cosa appare per quello che è, nella sua forma più essenziale. Poi arriva il suono, improvviso e gioioso, con l’onomatopea del mestolo e del cucchiaio che percuotono il fondo della pentola (“tam, tam, tam, tam!”) e anche le lettere si colorano. Gli elementi sensoriali (come nei più riusciti giocattoli elettronici “luci e suoni”) concentrano l’attenzione attraverso meccanismi immediati di riconoscimento da parte del bambino e rappresentano con buona approssimazione la sequenza logica propria di quell’età. Se di notte vi sveglierete di soprassalto per il frastuono in cucina, saprete a chi dare la colpa.

 

 

 

 
 
 
 
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