Odd e il Gigante di Ghiaccio

Odd e il Gigante di Ghiaccio

Odd ha dodici anni, ed è un vichingo. Sua madre invece è una scozzese dai capelli corvini e ama cantargli le struggenti ballate della sua terra lontana, dalla quale il padre di Odd l'ha strappata giovanissima caricandosela sulle spalle durante una scorreria. Una scorreria come quella durante la quale suo padre è morto due anni prima, ucciso dal gelido mare del Nord. Odd avrebbe ereditato da lui il mestiere di maestro d'ascia, ma la sua inesperienza e la sua incoscienza gli hanno fatto precipitare un albero appena tagliato sulla gamba, fratturandogli le ossa e rendendolo storpio per sempre. Odd è un vichingo, ma non ama l'inverno, e quest'anno l'inverno sembra non voler passare mai: a fine marzo il disgelo non è ancora arrivato, e il ghiaccio resta solido, il mondo ostile e gelido. Una mattina Odd viene visitato nella capanna da boscaiolo che era del padre da una strana, bellissima volpe, e da un'aquila fiera, che sembrano chiedergli con lo sguardo di seguirle. Zoppicando Odd sta dietro a fatica al bizzarro duo, e arriva a un pino nella foresta, nel cui tronco un enorme orso ha la zampa incastrata. Il piccolo vichingo non sa nemmeno perché lo fa, è consapevole di rischiare la vita, ma libera la zampa dell'orso e lo salva dalla sua sorte dolorosa. I tre animali – lo avrete capito – non sono animali qualsiasi, ma tre dèi: precisamente Odino, Thor e Loki, intrappolati con un diabolico stratagemma in quei corpi mortali da un gigante del ghiaccio, e vogliono affidare a quel ragazzino in apparenza così debole una missione dalla quale dipende la sopravvivenza stessa di Asgard...

Scritto in occasione del World Book Day 2010 britannico, questo romanzo breve destinato a un pubblico di lettori dagli 8-9 anni in su segna l'ennesima tappa di una splendida carriera di narratore di sogni, quella del prolifico Neil Gaiman. Parliamo di uno dei protagonisti della letteratura (non solo di genere) europea, pare quindi quasi superfluo sottolineare che Odd e il Gigante di Ghiaccio è entertainment di prima qualità, una fiaba 'invernale' soffusa di una pensosa malinconia che racconta le peripezie di un eroe suo malgrado, un piccolo, fragile vichingo che della sua stirpe di feroci guerrieri nordici ha ben poco ma ciononostante riesce a raggiungere la grandezza grazie all'intelligenza e a un coraggio davvero sfrontato. L'unico difetto sta forse nello scarso spazio dato alle divinità e ai luoghi dei miti norreni, che tra i ragazzi d'oggi non sono poi così conosciuti (mica tutti sono cresciuti come noi negli anni '70 a pane e Mjolnir grazie ai fumetti della Marvel). La deliziosa edizione italiana in piccolo formato è impreziosita dai bellissimi disegni di Iacopo Bruno (dobbiamo dirlo senza esser tacciati di nazionalismo, più fascinosi di quelli di Brett Helquist presenti nell'edizione originale), che col suo tratto 'graffiato' e monocromatico coglie con esattezza l'anima del racconto, il sapore metà espressionista metà gelido del mito norreno.

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