Parole appese a un filo

Parole appese a un filo
Un abbecedario fatto di parole che non sanno fare le pettegole, perché decisamente non stanno sulla bocca di tutti (O come Ottomana, P come Pampino, Q come Quisquiglia). E per ogni parola una storia sul tema…
Procedendo con ordine - perché di un abbecedario si tratta, in fondo... A come Assaggio è una partenza che non è delle migliori, insomma non incoraggerebbe la lettura. Sfido qualunque bambino nella solitudine di una cucina, di fronte a due troneggianti dolcetti, a dire: “Non vorrei avvelenarmi l’appetito con un gusto disgustoso, quindi assaggio”. Il bambino – quello vero, quello al quale si rivolge il libro – si guarderebbe intorno per accertarsi di non essere visto, poi procederebbe repentinamente ad una cosa che somiglia piuttosto ad un Assalto. Poi B come Battigia, C come Cialtrone. E qui le cose cambiano: splendide illustrazioni per sintetizzare in una sola parola più concetti – ciabattone, bugiardone, befanone e mascalzone – e offrire al giovane lettore un’elegante parolaccia per entrare nella società dei grandi… D come Dolceamaro, parola appesa ad un filo poetico e delicato come quello della tela di un ragno. A spiegare Dolceamaro, esempi concreti riescono a rendere familiare quel “sapore” al gusto e all’esperienza di un bambino: un sapore dolceamaro; un ricordo dolceamaro; una giornata dolceamara; una frase dolceamara... e perfino – le due righe imbattibili di tutto il libro che meritano una citazione integrale – gli amori dolceamari: “quasi sempre amori fortissimi, che però sono finiti o forse dormono”. E, F, G, H (muta e dimenticata dagli autori), I, L e M come Marameo. Un’illustrazione riuscitissima – la bimba/maestrina alla lavagna per spiegare ai suoi giocattoli/alunni la parola Marameo – con tanto di ricetta tradizionale e variante per riprodurre il gesto seguendo poche indicazioni semplici ed efficaci. E i bambini si divertono, capiscono ed imparano una nuova parola, che assieme a Cialtrone, farà di lui un modello per gli adulti e il bersaglio preferito dei coetanei. A proposito di ricette, imperdibile per tutti, grandi e piccini, il libro si chiude con sei regole per l’antidoto contro la Zizzania. Peccato che non tutte le storie siano così riuscite, a volte l'abbondanza delle parole desuete invade lo stile della narrazione e le situazioni diventano difficili per essere evocate e viste dai piccoli. Gli autori, Laura Papetti e Andrea Pradin ripescano le parole in “fondo al cesto del bucato”, danno loro una rinfrescatina e le stendono sul filo della narrazione a prendere aria e sole, perché possano dare di nuovo emozioni, evocare suoni, profumi e musiche. Come quelle dell’orchestra di banchetto chiamata in ballo per il Fracasso, anzi “Fra-cas-so che solo a dirlo fa chiasso. Tamburi, tamburelli, sonagli e menestrelli”. Oppure, note di mestieri profumati di legno come quello del Liutaio, che per avere suoni e note, chitarre, viole e violini, deve adoperare le sue indispensabili buone mani su un “pezzo di legno dritto e secco: lima! taglia! pialla! stonda! Misura…”. Eleganti e leggere le illustrazioni di Brunella Baldi (illustratrice, ma anche coreografa e maestra di danza), proprio come le parole scelte.

 

 

 

 
 
 
 
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