Pastelli ribelli

Pastelli ribelli

Un giorno Dante va a scuola e, al posto dei suoi adorati pastelli, trova un pacco di lettere per lui, che hanno come mittenti proprio i suoi cari amici pastelli. Ogni colore gli scrive lamentando qualcosa, in una sorta di rivolta collettiva. Il rosso, ad esempio, protesta perché lavora più di tutti gli altri – i pompieri, gran parte della frutta... è tutto rosso? Anche durante le feste, da Natale a San Valentino, gli tocca colorare Babbi Natale e cuoricini! Il viola è un perfezionista ‒ “precisissimo”, si autodefinisce! ‒ e sebbene sia contento di essere il pastello preferito di Dante, non sopporta che lui, nel colorare, esca dai contorni. Il suo non è solo un invito ma una vera e propria minaccia: intima al povero bambino di prestare maggior attenzione nel colorare draghi e cappelli da mago altrimenti perderà la pazienza! Anche il beige si lamenta perché è molto fiero del suo colore e non vuole assolutamente essere chiamato “marrone chiaro” o “marroncino” e non vuole essere la seconda scelta dopo il marrone, anzi vorrebbe essere usato per colorare ben altro che il grano. Il grigio vuole un po’ di tregua perché non ce la fa più a colorare animali enormi come gli elefanti, gli ippopotami, i rinoceronti e le balene. Infondo anche i piccoli sassi sono grigi e allora perché non disegnarne qualcuno per concedergli un po’ di riposo? Il bianco è depresso perché si sente inutile: non capisce neanche perché Dante lo usi, visto che ha lo stesso colore della pagina. All’opposto il nero, che detesta essere usato solo per i contorni e propone di essere usato anche per colorare l’interno delle cose: è così assurdo pensare una volta tanto di colorare di nero una palla? Il verde è l’unico sereno ma scrive comunque una lunga lettera. Da una parte si congratula per come Dante lo usa per colorare alberi, dinosauri, coccodrilli e ranocchie; dall’altra introduce il tema del litigio tra il giallo e l’arancione che non si parlano più e stanno facendo impazzire tutti gli altri. Entrambi sostengono di essere il vero colore del sole e portano ad esempio le volte in cui sono stati usati dal piccolo Dante per disegnarlo. E poi ci sono i pastelli blu, rosa, pesca, ognuno ha la sua da dire. Il povero bambino non sa più cosa fare per accontentarli tutti. E così gli viene una magnifica idea, una di quelle che accontenta tutti, anche la maestra!

Dalla pagina di copertina è subito chiaro il tema della protesta: il titolo e gli autori sono presentati su cartelli esposti dagli stessi colori, impersonati da pastelli a cera. Se ci fosse bisogno di ribadirlo, anche sul retro va in scena la manifestazione con cartoni e slogan. All’interno i testi allegri e divertenti di Drew Daywalt, che ironizzano sulle banalità riprodotte nei disegni dei bambini e le illustrazioni coloratissime di Oliver Jeffers che riproduce, sulla sinistra, le lettere dei 12 pastelli, scritte a mano su fogli strappati; sulla destra, i disegni incriminati che sembrano uscire proprio dalla mano di un bambino. Con leggerezza, l’espressività e la nitidezza che lo contraddistingue, oltre ai suoi espedienti originali, ritroviamo con piacere il creatore di Chi trova un pinguino, tra i suoi libri più conosciuti, ma anche de L’incredibile bimbo mangialibri, che naturalmente trova un posto d’onore in questo blog. Tradotto per Zoolibri dall’americano The day the crayons quit (letteralmente Il giorno in cui i pastelli si sono ritirati), Pastelli ribelli compare nelle librerie italiane quando negli Stati Uniti è già uscito il seguito, The day the crayons came home (Il giorno in cui i pastelli tornarono a casa), che ci auguriamo venga tradotto presto.



 

 

 

 
 
 
 

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