Piccola orsa

Piccola orsa

C’è una foresta, poco lontano dalla tana invernale di due orse appena risvegliate. Anche gli alberi si stanno svegliando, con la primavera. Un viaggio in un nuovo mondo comincia per Piccola Orsa, cucciola a malapena sveglia, che segue da vicino la madre. Grande Orsa la accompagna a conoscere la gentilezza che si deve ad amici come la famiglia di ricci, piccolissimi in confronto a grande orsa e alla sua piccola. La accompagna alla scoperta dei giochi, tra i fili d’erba e gli insetti che volano nel caldo… le insegna a sopravvivere pescando e nuotando. Le esplorazioni attraversano i paesaggi e le stagioni: la primavera lascia il posto alle lunghe giornate d’estate e la foresta al lago di montagna; Grande Orsa e la piccolina camminano insieme sotto un enorme cielo stellato, insieme gustano da un intricato cespuglio i frutti maturi dell’autunno. A poco a poco il tempo comincia a cambiare: “Grande Orsa era irrequieta… Sapeva che stava arrivando l’inverno.” Si alzano gli stormi e il vento, arriva la prima neve: è il momento di uscire dalla foresta e di arrampicarsi di nuovo sulla collina per tornare, ancora insieme, nella tana invernale. Svegliarsi, uscire di casa, andare al lavoro (portare i bambini a scuola), tornare a casa la sera: una routine che molti bambini (e orsetti antropomorfi) conosceranno a perfezione e che un po’ somiglia all’avventura delle due orse del libro. Svegliarsi, giocare, cacciare, rincasare… con la differenza che – più verosimilmente per degli orsi – l’avventura si svolge nell’arco di quasi un anno, per poi tornare in letargo, a casa.

Il libro cattura l’occhio e il cuore. Nelle magnifiche tavole a carboncino è possibile osservare le stagioni che cambiano, la massa vigorosa delle due orse, la gioia di quella piccola (Little One nel titolo originale), i dettagli che descrivono l’ambiente nel suo mutamento… Piacerà ai piccolini che ancora stanno scoprendo il ritmo delle stagioni e quello del quotidiano, che hanno bisogno di sentirsi rassicurati da storie che si concludono con un ritorno a casa, in una scansione prevedibile, ritmicamente ben dosata, assolutamente non trascurata dal punto di vista estetico, in questo caso con una grande attenzione a restituire con una certo realismo l’ambiente naturale. Eppure, leggendo un albo così bello, qualcosa di sospeso alla fine rimane. Che ci sia troppo contrasto tra illustrazioni decisamente non per bambini troppo piccoli e una storia così lineare? Che le parole siano quasi di troppo, di fronte a dei disegni già di per sé così espressivi? Che, semplicemente, non ci si possa accontentare di osservare questo libro una volta soltanto?



 

 

 
 
 
 

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