Piccoli mostri da incubo

Piccoli mostri da incubo
Quando Bethany era morta Miles, il suo ragazzo, aveva deposto nella tomba le poesie che aveva scritto per lei. Gli era sembrato un gesto romantico. Peccato che era stato tanto stupido da non farne una copia. Anche il preraffaellita Dante Gabriel Rossetti aveva sepolto i suoi versi insieme alla sua diletta. E se ne era pentito, al punto di decidere di dissotterrarla per riprenderseli. Miles pensa bene di fare lo stesso. Una notte, armato di pala, va al cimitero e scava finché arriva alla bara. Ma deve aver fatto confusione perché si accorge di aver tirato fuori la ragazza sbagliata. Una che, per essere trapassata, è molto loquace e per nulla intenzionata a godersi l’eterno riposo. Niente da stupirsi, le strade sono piene di gente singolare. Prendete Zofia, la nonna di Genevieve, che andava sempre in giro con un’enorme borsa nera sostenendo che ci fosse rinchiuso il villaggio dov’era nata, completo di mari, fiumi, montagne, laghi e spiriti arcani. Genevieve non ne era molto convinta, ma Jake, il suo innamorato, ci credeva eccome, e un giorno ci si era infilato dentro: un attimo prima era lì e poi puff, sparito. Entrare nella faery handbag, però, era molto più semplice che uscirne. Se poi non la aprivi nel modo giusto, ti trovavi davanti un cagnaccio scorticato che col suo ululato ti faceva sanguinare naso e orecchie. Comunque, non c’è bisogno di cacciarsi in una borsa fatata per fare brutti incontri. James Lorbick al campeggio si imbatte addirittura in un mostro autentico, molto veloce, molto vorace e con uno strano senso dell’umorismo. Anche le sorelle L. e C. (accontentiamoci delle iniziali, i nomi non li sappiamo) quanto a stranezza non scherzano. Stanno leggendo un libro nella loro stanza mentre aspettano che sorga la luna quando un insopportabile prurito comincia a percorrerle in tutto il corpo e poi...
Finali aperti sull’inatteso, che spalancano tutte le porte del possibile: così si concludono questi racconti di Kelly Link, rivelando mondi incredibili che mai penseresti potessero esistere in parallelo alla più scontata normalità. Questa è una delle facce dell’orrore, quella che mentre ti terrorizza ti fa pure uno sberleffo. Magari puoi accorgerti che le amiche piagnone a cui volevi fare uno scherzo pauroso sono lupi mannari. O che una tizia che dovrebbe essere defunta da un pezzo può salire dietro di te, sulla tua bicicletta, stringerti i fianchi con le sue mani gelide e chiederti di portarla a prendere del Beef Jerky e una Coca Light perché le è venuta voglia di uno spuntino. È un orrore a suo modo confortante, che ti illude che la realtà possa riservare sorprese inimmaginabili, anche se spaventose. E meno male, se no la vita sarebbe piatta come una tavola da surf. Come altri autori di horror e fantasy (Stephen King in primis) Kelly Link ha una sensibilità magistrale nel descrivere bambini e adolescenti. Quelli di Piccoli mostri da incubo sono a volte crudeli, a volte insopportabili, quasi tutti soli. Hanno madri e padri che non li capiscono, che li spediscono per due settimane in un campo estivo pur di toglierseli dai piedi, hanno famiglie allargate che li costringono a convivere con patrigni e sorellastre che non sopportano. Il loro è un universo circoscritto di giovanissimi, che spinge gli adulti fuori dal cerchio per fare spazio al soprannaturale. Kelly Link racconta le sue originalissime vicende macabre e surreali con uno stile scoppiettante come popcorn in padella, che lascia un gradevole retrogusto di beffarda irriverenza. Una nota di merito va alla raffinata veste editoriale del volume, arricchito dalle illustrazioni d’autore di Shaun Tan che introducono ogni capitolo. Da non perdere per tutti gli appassionati del genere, senza alcuna distinzione d’età, che vogliano farsi quattro passi in un fantastico meravigliosamente sfumato di nero.

 

 

 

 
 
 
 
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