Pioggia sporca

Pioggia sporca
Ponte Rubro. È una serata piovosa quella in cui un gruppo di giovani decide di compiere un raid in un campo nomadi. Tra questi vi è Fabio Giusti, diciassette anni, giovane promessa del pugilato, un peso mosca: per questo viene appunto chiamato Mosca. Pochi minuti e l’incursione al campo è compiuta. I ragazzi stanno per fare ritorno alle loro auto, quando da una roulotte in fiamme esce una ragazza che brandisce un bastone. Mosca è ammutolito, ammaliato dalla bellezza esotica della giovane, per questo rimane immobile quando viene colpito con violenza al braccio destro, prima di fuggire. La ragazza che ha quasi compromesso la carriera pugilistica di Mosca è Myra Novak, una sinti di sedici anni, discendente da una famiglia di giostrai che, alla vigilia della seconda guerra mondiale, ha girovagato per l’Europa in cerca di salvezza per giungere in Sardegna, prima, e a Ponte Rubro - il ‘Rubronx’ -  poi. Da poco Myra ha scoperto un casale abbandonato all’interno del quale ha trovato la foto di suo nonno, scomparso nel 1943: una storia di cui la sua famiglia non ha mai voluto parlare. Nel frattempo, ad indagare sull’aggressione al campo nomadi è il sovrintendente Salvatore Mitraglia, il quale si trova catapultato in una vicenda che affonda le radici nella seconda guerra mondiale, e scopre un segreto che accomuna Myra e Mosca…
Una ragazzata che per poco non si trasforma in uno dei tanti, tristi episodi di cronaca; la rivisitazione di un episodio storico poco noto; un’indagine locale che svela i retroscena di un fatto accaduto decenni prima e gettato nel dimenticatoio della storia: sono questi gli ingredienti che compongono il plot di Pioggia sporca, terzo romanzo di Fabrizio Casa, autore di trasmissioni tv, ideatore di giochi da tavolo, divulgatore e scrittore per ragazzi. Siamo a Ponte Rubro, luogo di fantasia che incarna la fisionomia di ogni luogo di periferia, dove la paura per il diverso si trasforma spesso in gesti di violenza dettati dall’ignoranza. È qui che s’intrecciano le vicende di Mosca, Myra e il sovrintendente Mitraglia: storie e destini che trovano una strada comune, nonostante la distanza sociale e culturale e i pregiudizi verso qualcosa che non si conosce davvero. È il passato che soprattutto costituisce il punto di contatto massimo tra i mondi di Myra e Mosca, attorno alla personalità di Lauro De Bosis, colui che si oppose fermamente al regime fascista e il 3 ottobre del 1931, partendo dalla Francia a bordo di un piccolo aereo da turismo, arrivò sui cieli di Roma, capitale dell’“impero”, e lanciò migliaia di volantini ostili alla dittatura, emulando l’impresa di D’Annunzio del 1918. Nelle pagine di Pioggia sporca Fabrizio Casa ha voluto prolungare la vita di De Bosis fino al 1943, rendendolo protagonista di una vicenda la cui eco giunge sino ai giorni nostri, in un romanzo che assume a tratti le caratteristiche di un romanzo di formazione in cui l’eroismo si nutre di piccoli e grandi gesti. Con due costanti: una musica costante e policroma che accompagna i protagonisti sin dalle prime pagine, e un’incessante pioggia che diventa simbolo di liberazione e catarsi.     

 

 

 
 
 
 
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