Pollicina

Pollicina

Una donna che non può avere figli si rivolge ad una maga, che le regala un semino. La donna pianta il fiore e dai suoi pistilli nasce una graziosa bambina grande come il suo pollice: per questo la chiama Pollicina. Le due vivono felici fino a quando una terribile rospa rapisce la bambina per darla in sposa al suo brutto figlio rospo. Pollicina, adagiata su una ninfea, viene salvata dai pesci dello stagno, che hanno pietà di lei e, rosicchiando il gambo della ninfea, la fanno scivolare via lontano, lungo il torrente. Durante il viaggio, la bellezza di Pollicina conquista anche il cuore di un maggiolino, che la porta a riva con sé. Poi la abbandona in un prato, perché i suoi amici maggiolini non ne condividono la scelta. L’estate passa leggera per Pollicina, che si ritrova sola soletta, ma immersa nella natura e cullata dal canto degli uccelli. L’inverno, però, si sa, è più duro vivere all’aperto e Pollicina potrebbe morire dal freddo se non venisse aiutata da una topina, che l’accoglie nella sua calda tana. Anche la topina le propone un matrimonio: con il signor Talpone, il suo vicino ricco e gentile. I due, Pollicina e Talpone, si frequentano per un po’, finché, con la primavera, arriva anche il giorno delle nozze. Pollicina è un po’ triste, perché le pesa dover andare a vivere nella casa buia del signor Talpone, lei che ama tanto la luce del sole e vivere circondata da fiori profumati. Questa volta la salva la sua amica rondine. In un giorno di quel lungo inverno, infatti, Pollicina aveva trovato la rondine agonizzante per il freddo e, coprendola, l’aveva salvata. La rondine in primavera si prepara a ripartire e, per ringraziarla, le propone di portarla con sé. Pollicina all’inizio è incerta, sente il dovere della riconoscenza verso la topolina, che a sua volta l’ha salvata e si è presa cura di lei durante l’inverno. Ma alla fine decide e molla tutto per volar via con la rondine, in un lungo viaggi verso i paesi caldi. Fino a raggiungere lo splendido palazzo dove ha casa la rondine. E tra i fiori del prato lì intorno, Pollicina ne sceglie uno bianco, dove trova una grande sorpresa...

Magicamente descritta attraverso le illustrazioni a pastello di Elena Ceccato, eleganti e ricche di particolari, la fiaba di Hans Christian Andersen è riadattata allo scopo di far sognare i bambini dai 4 anni in su, mostrando loro personaggi grotteschi, a volte buffi e accoglienti, altre volte arcigni e malefici, avvolti da una natura che sembra vista con la lente d’ingrandimento. La collana “Di fiaba in fiaba” della Carthusia cerca di fare proprio questo: ricreare le atmosfere delle fiabe classiche per avvicinare anche i più piccoli a queste storie che non tramontano mai. Storie quasi sempre malinconiche, in cui l’eroe sembra vittima del suo destino, ma alla fine riesce a trovare la felicità. Che poi questo significhi sfuggire al suo destino è tutto da vedere: nelle fiabe classiche, infatti, difficilmente i ruoli vengono soppiantati e la principessa è sempre destinata al principe, anche se buono, o azzurro che dir si voglia. Il libro è stato da poco presente all’inaugurazione della 23esima edizione di “Libriamoci – Festival del libro illustrato”, promosso dal Comune di Macerata, che ha per protagonisti proprio gli illustratori di Ars in Fabula: quest’anno sono stati 10 i diplomati in questo Master curato da Carthusia che hanno esposto le proprie tavole al Festival. Come la Ceccato ‒ che con Pollicina realizza il suo progetto di tesi e il suo primo libro illustrato.



 

 

 
 
 
 

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