Quando gli alieni trovarono casa

Quando gli alieni trovarono casa
Scrivere per un concorso scolastico può essere un'esperienza ordinaria, anche se il tema è “Il vero significato dello Smekday”: da un po' di tempo ciò che è ordinario è molto cambiato, per Gratuity Tucci, detta “Tip”. È diventato ordinario parlare di alieni che rapiscono umani, trattano con i politici, dispongono trasferimenti di massa e minacciano di disintegrare chiunque non rispetti le nuove regole di Smekland. I Boov, insomma, hanno scoperto e conquistato la Terra. Ma la storia e il punto di vista di Tip sono assolutamente unici. Tutto comincia prima di sapere cosa fosse lo Smekday, cioè quando a sua mamma spunta uno strano neo sulla schiena: è viola, cambia dimensione e colore, anzi, brilla. Preoccupante, ma non quanto il suo volarsene via, appunto, con gli alieni: da lì all'invasione il passaggio è breve, e Gratuity si trova sola – o quasi, visto che non trova il coraggio di abbandonare Pig, il gatto della mamma – ad affrontare un mondo ormai ostile in cui i Boov occupano le case degli umani intimando loro di trasferirsi tutti in un unico Stato. Eppure proprio uno dei colonizzatori diventa presto il suo compagno di viaggio: J.Lo, un Boov appassionato delle usanze degli umani e oltretutto proprio colui che ha richiamato l'attenzione di un'altra razza di alieni – va da sé, molto più cattivi e intransigenti – sul nostro accattivante pianeta. A questo punto sopravvivere, ritrovare la mamma, nascondere Pig ai Gorg, salvare la Terra diventano un'unica missione che non coinvolge solo Tip e J.Lo, ma anche i ragazzi del Poppa del Parco di Topo Felice, Capo Orso e tutte le strambe associazioni di umani che ancora riescono ad organizzarsi.

Un romanzo per ragazzi corposo ma leggibile che ha il pregio di tenere insieme un immaginario fantascientifico e un'ambientazione molto attuale, americana, quasi da serie tv; uno sguardo verso il futuro attraverso le tecnologie avanzatissime dei Boov e uno al passato nella descrizione di un colonialismo alieno che non può non far pensare (dalla parte opposta) ad altre vicende analoghe di confinamento in riserve e accaparramento di diritti sul territorio; uno sguardo verso l'Altro intimorito e succube, diverso solo finché non si trovi un nemico comune – e più grosso – da sconfiggere. La costruzione è accurata e si basa su una divisione in tre parti (tema, espansione del tema, ulteriore espansione nel diario personale) che ha il pregio di portare i lettori nel mezzo dell'azione, esaltando la spontaneità dei “chiedo scusa per il linguaggio” che Tip semina nelle sue pagine. Non privo di alcuni momenti di lentezza, soprattutto nell'incontro con le stravaganti società segrete dei Poppa e di situazioni inverosimili, il libro ha però sempre un gran senso dell'umorismo, delle ottime illustrazioni (e non è un caso, visto che Adam Rex è principalmente un disegnatore).

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