Se

Se

Se non perdi la testa, tu, quando intorno a te/ la gente dà di matto/ dando la colpa a te;/ se tutti ti sviliscono/ ma tu hai fiducia in te/ e in più riesci a capirli/ trovandoci un perché;/ se sai come aspettare/ senza dire “che palle’,/ se ti tirano fango/ e te ne stai sereno,/ e non ricambi l’odio/ quando stai sulle palle,/ senza fare il saccente/ né passare per scemo/ se sai seguire un sogno/ senza essere il suo schiavo;/ se sai pensare, sì, ma non ti basta il pensiero,/ se a smaltire il successo e il disastro sei bravo,/ (li tratti da impostori, tutti e due pari a zero);/ se non crolli sentendo le verità che hai detto/ stravolte dai furbastri che imbrogliano i somari,/ se spaccano le cose a cui tu hai dato tutto,/ e con dei vecchi attrezzi, “pazienza!’, le ripari…

Celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling del 1895, Se vanta innumerevoli traduzioni e adattamenti da oltre cent’anni: la si trova sui biglietti d’auguri, Joni Mitchell ne ha fatto una canzone, il nonno dei Simpsons l’ha recitata a Homer, Bridget Jones l’ha trascritta nei suoi diari (“Bella poesia, quasi come un manuale di auto-aiuto!”), nel 1995 un sondaggio sulla stampa britannica l’ha votata “Miglior poesia inglese di tutti i tempi” e un paio dei suoi versi sono incisi su un androne dello stadio di Wimbledon, a incoraggiare vincitori e perdenti. Oggi, Einaudi ragazzi veste di nuovo Se in un volumetto prezioso con la traduzione moderna ed efficace di Tiziano Scarpa e le caleidoscopiche illustrazioni ad acquarello di Alessandro Sanna. Scorrerlo è un piacere visivo che attiva nel pensiero una riflessione colorata e attualissima sull’autocontrollo e l’ambizione ad automigliorarsi, perché Se è scritta sotto forma di esortazione da parte di un genitore a un figlio sul come si diventa una persona adulta, matura e completa. C’è da dire però che il componimento ha suscitato da sempre anche sentimenti negativi: Secondo George Orwell Se conterrebbe solo “sciocchezze scioviniste” e T.S. Eliot riteneva Kipling un semplice “autore di versi, non certo un poeta”. Nel luglio 2018, inoltre, degli studenti dell’Università di Manchester hanno cancellato da un murales le strofe di Se per rimpiazzarle con quelle di Still I rise di Maya Angelou, spiegando il gesto come protesta verso “la disumanizzazione delle minoranze” attuata da Kipling e dalle sue opere. Kipling stesso poi nell’autobiografia Qualcosa su di me (1937) ha confessato che Se non è stata scritta per suo figlio John, come a molti lettori piace pensare, ma per un certo Sir Leander Starr Jameson, politico dell’Inghilterra coloniale passato alla storia per aver subito una tremenda disfatta contro i Boeri in Sudafrica. Jameson fu imprigionato dal governo anglosassone, ma curiosamente osannato dal popolo, al punto da fomentare una seconda guerra contro i Boeri – della quale Kipling fu sostenitore entusiasta. Come scrive in un saggio il poeta Austin Allen, “Agli occhi di Kipling, Jameson fu un martire dell’ipocrisia ufficiale, un modello di stoico orgoglio e di conseguenza una proiezione di se stesso quale avventuriero fra futili critici”. Nonostante quindi Se racconti in sostanza di un eroe di guerra dimenticato e molti intellettuali abbiano ripetutamente deprezzato il suo valore, le sue strofe continuano a piacere ai più e a venir recitate, lette e tradotte anno dopo anno. Forse è perché la poesia, come diceva Mario nel film Il postino, “non è di chi la scrive ma di chi… gli serve” e per gioirne bisogna a volte far lo sforzo di separare la vita privata dell’artista dall’arte stessa.



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