Siamo tutti greci

Affermare che la Lisistrata di Aristofane – rappresentata ad Atene nel 411 a.C. - sia un’opera femminista sarebbe abbastanza sbagliato, considerato che non si parla di diritti delle donne, né auspica un cambiamento stabile nel rapporto tra i sessi. Eppure l’immagine della donna che in essa viene delineata contrasta con gli stereotipi della società greca dell’epoca. Se sostanzialmente l’opera è espressione di una società che considera naturale la dipendenza della donna dall’uomo, “Gli Ateniesi assistendo alla commedia avranno riso, divertiti dallo spettacolo incredibile di donne che umiliano gli uomini; ma qualcuno certamente avrà fatto qualche riflessione”. Quindi è in linea con le prerogative del teatro comico che in Lisistrata Aristofane realizza un rovesciamento, immagina un mondo al contrario per divertire i suoi spettatori con una storia nella quale le donne si ribellano alla supremazia maschile, convocano una assemblea e decidono di rifiutarsi ai propri uomini, di smettere di fare l’amore con loro in una sorta di sciopero del sesso, fino a che loro non avranno messo fine ad una guerra insensata che li tiene lontani da casa da troppo tempo. Eppure, nonostante sia essenzialmente un canone del teatro, non bisogna dimenticare che “la grandezza della cultura greca sta nella sua capacità di pensare criticamente; i Greci sanno rivoltare i problemi, per studiarli dalle diverse prospettive: vogliono sempre vedere le due facce della medaglia”… Come è noto, è proprio la commedia (oltre alla storiografia) che ci ha fornito una delle fonti migliori per conoscere aspetti della vita quotidiana greca. Così, quando, per esempio, consideriamo le scene in cui si svolgono le assemblee cittadine ci sembra di riconoscere realtà a noi assai vicine. Ma “non perché l’ekklesìa dell’antica Atene sia moderna, ma perché il nostro modo di discutere i problemi è costruito sul modello greco”, ovvero secondo “l’idea che, quando si deve prendere una decisione, il modo migliore per arrivarci è riunirsi, discutere le varie proposte e poi votare, adottando alla fine la soluzione approvata dalla maggioranza”. Non si cada però nell’errore di credere che sia tutto così scontato, questo metodo che definiamo democratico “è un ‘brevetto’ greco” ma “è il risultato finale di una lunga elaborazione”. Basti pensare alla società descritta da Omero. Anche allora ci sono le assemblee ma parlano soltanto i capi, i prìncipi, non esiste dibattito e nemmeno votazione. Sono ancora lontani i tempi i cui sono applicate la isonomìa, ovvero la parità di diritti di tutti i cittadini, e la parresìa, la libertà di parola per ognuno, cioè di dire ciò che si vuole senza timore di essere puniti. Sono fondamentali conquiste di libertà e c’è voluto tempo per arrivarci. Noi le abbiamo ereditate dalla Grecia classica e le diamo tanto per scontate da non apprezzarle, forse, come dovremmo…

È molto semplice la tesi di Giuseppe Zanetto, professore di Letteratura Greca all’Università Statale di Milano, autore di testi, raccolte e traduzioni commentate ma anche di altri volumi dedicati alla Grecia classica sempre destinati ai più giovani e pubblicati tutti nella collana Feltrinelli Kids. Dimostrare che davvero Siamo tutti greci. Gli argomenti per sostenere questo argomento sono divisi nei sette agli capitoli del volume e spaziano dalla politica, alla religione, all’arte, alla medicina, ed evidenziano un solo concetto fondamentale, ovvero quanto i processi mentali, l’approccio ai problemi ci accomunino ai Greci o, meglio, siano la vera eredità che loro ci hanno lasciato. Ecco, questo piccolo saggio – esente da fanatismi e toni enfatici, che si avvale di uno stile agile e un linguaggio scorrevole adatto ai più giovani – è da considerarsi un omaggio alle nostre radici culturali. Un saggio divulgativo dal sapore pop che regala alcuni momenti più alti come il capitolo dedicato alle arti figurative; certo non aggiunge nulla a chi non sia del tutto a digiuno dell’argomento e abbia una formazione classica; non a caso è pensato per i ragazzi senza tuttavia ricorrere a semplificazioni eccessive, mantenendo, al contrario, un tono divulgativo ma accurato. Il titolo riprende una famosa frase del poeta inglese Percy Shelley, che scriveva “We are all Greeks” per ribadire l’origine delle nostre radici “quando i filelleni di tutta Europa sostengono la guerra di indipendenza dei Greci contro la dominazione turca. Queste sue parole sono poi state riprese e ripetute molte volte, in momenti diversi e con intenzioni diverse”. Ha detto il professor Zanetto in una intervista che il modello greco è sopravvissuto al mondo dei Greci andato in pezzi, travolto dagli uragani della storia, ed è penetrato “nella memoria e nella coscienza collettiva dell’Occidente. La ‘grecitudine’, dunque, noi tutti l’abbiamo dentro, per il fatto di essere nati e cresciuti in un contesto culturale che ne è intriso. In questo senso siamo tutti greci”. Il messaggio non è rivolto soltanto ai più giovani ed è per questo che il saggio può essere una lettura piacevole e istruttiva anche per gli adulti che senza avere una cultura classica ne subiscano il fascino. “Avere coscienza di sé, conoscere la propria storia e il proprio passato, capire che cosa significano le parole che usiamo” è fondamentale, suggerisce ancora Giuseppe Zanetto. Oggi più che mai una necessità per noi tutti.

 


 

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