Sono il numero 1

Sono il numero 1

Qualche difficoltà iniziale, un maestro sbagliato, e per molti alunni italiani il rapporto con la matematica si conclude ancor prima di cominciare. È il rischio che corre il bambino voce narrante di Sono il numero 1 (reduce da un traumatico rendez-vous con la scienza di Euclide e Pitagora) che racconta in poco più di 100 pagine un anno di avventure matematiche, di scoperte, sorprese e progressi, sotto la guida attenta e appassionata della  nuova insegnante, un anno coronato dall'inattesa opportunità di partecipare alle Olimpiadi della Matematica...
L'Italia è storicamente agli ultimi posti nelle classifiche internazionali dei paesi più industrializzati quanto a cultura scientifica. E il nostro alunno, prima di incontrare finalmente un'insegnante in grado di trasmettere insieme passione e metodo per la matematica, è il prototipo dello studente italiano frustrato dall'inettitudine dei maestri. Da noi, per mascherare le lacune di docenti e programmi scolastici, è passata la vulgata che la matematica sia una materia per iniziati, per chi ce l'ha nel sangue, riservata ai pochi in grado apprezzarne le sottigliezze e i segreti. La professoressa Anna Cerasoli, all'attivo  già  un buon numero di titoli divulgativi di successo, non la pensa affatto così e prende i panni e le parole di un bambino delle ultime classi delle elementari per dimostrare al contrario come la matematica sia alla portata di chiunque, a patto di essere insegnata nel modo giusto. I motivi che fanno diventare bravo in matematica il protagonista della storia non potevano che essere tre: 1. Un bravo maestro. Bisogna imparare a pensare matematico prima ancora di conoscere regole e procedure, e per questo serve necessariamente un esempio (non mancano qua e là per il libro riferimenti diretti alla mentalità dei professionisti dei numeri, tic e manie compresi). E il motivo 1 ci conduce dritti dritti al motivo 2. La matematica è utile. Pensare matematico significa dare concretezza a concetti apparentemente astratti, risolvere problemi quotidiani, vedere i numeri nelle cose.  La Cerasoli si è presa la briga di creare spunti sempre credibili tratti dalla vita scolastica per dar vita ai suoi “pezzi facili” sulla matematica. Anche i box con le furbate (scorciatoie utili da usare per il calcolo a mente) contribuiscono ad aiutare il lettore in questo “acclimatamento”. La dimestichezza con i numeri comincia da qui: dove speri di andare, sembra dire il libro, se non sai fare due conti velocemente (e senza usare le dita…).  Veniamo infine al motivo 3. La matematica non basta studiarla, bisogna capirla. Niente trucchi, non ci si improvvisa bravi studenti, la matematica ricompensa soltanto chi lo merita, e non è detto che si tratti del più talentuoso... Allora eccovi servito il programma del piccolo pitagorico: breve storia dei segni numerici, logica, insiemistica, trucchi e curiosità, operazioni, numeri primi,  negativi, pari e dispari, l'uno, lo zero, le potenze, un assaggio di calcolo combinatorio. Siamo in presenza di divulgazione di ottimo livello. Un’introduzione alla matematica divertente e ben calibrata (la difficoltà degli argomenti cresce progressivamente, senza salti) che ha trovato in Ilaria Faccioli l'illustratrice giusta, col suo tratto rapido e brioso, devotamente al servizio dell'efficacia didattica del testo. Paura della matematica addio...

 

 

 

 
 
 
 
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