Stelle di panno

Stelle di panno
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Milano, 1938. Le linee tratteggiate sul panno giallo guidano la piccola mano di Carla, che inforca le forbici sotto lo sguardo attento di Liliana e ad ogni taglio cresce l’eccitazione delle due bambine, che già immaginano quale gioia proverà nonna Esther quando le mostreranno il risultato del loro lavoro: le due stelle gialle cucite sui loro maglioncini. La nonna di Liliana Treves viene da Monaco e da poco si è trasferita da loro, a Milano, all’indomani della tragica notte dei cristalli. L’orrore e la rabbia di quella notte le tornano subito alla mente alla vista di quelle stelle appuntate sui golfini delle due bambine. Carla e Liliana, amiche inseparabili sin dalla prima elementare, hanno nove anni e non sanno ancora cosa sia la razza, né una legge razziale: il loro mondo protetto, che profuma di bambole e dei fumetti de “L’Avventuroso”, in cui l’eroe di Carla, Gordon Flasce (Flash Gordon), combatte per salvare la terra dall’Imperatore del pianeta Mongo, non può concepire una stella di panno come un marchio di infamia. “A volte le cose non sono belle come sembrano!” – spiega nonna Esther alle due piccole – “in Germania quelle stelle indicano gli ebrei e se sei ebreo non puoi…”. Il racconto della nonna impressiona le due piccine. Liliana è una studentessa modello, ligia al dovere e desiderosa di far parte delle Piccole Italiane. Una mattina come tante, iniziata come sempre di corsa verso la scuola, le due amiche assistono sgomente prima all’arresto del direttore Strambelli, colpevole di non aver applicato i provvedimenti razziali, e poi alla lezione della maestra sulle razze: Liliana viene umiliata ed espulsa dalla scuola. Carla è intenzionata a rimanere fedele all’amica che, inizialmente, tenta di proteggere dagli insulti razzisti delle compagne, ma sa che questo la taglierà fuori dal gruppo delle compagne, quelle come Rachele, sostenitrici sfegatate del regime. L’amicizia di Carla e Liliana sta per affrontare tempi difficili…

È il racconto di una pagina infelice della storia d’Italia quella che la Mattioni disegna sullo sfondo di una storia di amicizia e del passaggio dall’infanzia all’adolescenza delle due protagoniste, Carla e Liliana. Dalla promulgazione delle leggi razziali, nel 1938, alla successione dei drammatici eventi che seguirono all’entrata dell’Italia in guerra, annunciata da Mussolini il 10 giugno del 1940, la narrazione scivola fluida come forbici sul panno lenci, leggera e vivace come lo sguardo di un bambino sul mondo. Docente di Storia della Comunicazione educativa all’Università Cattolica di Milano e Piacenza, l’autrice è abilissima nel descrivere lo scenario di fondo, inserendo numerosi riferimenti a elementi peculiari del tempo, che arricchiscono la cornice storica del romanzo, come per esempio le pubblicazioni per l’infanzia, “Primarosa” e “L’Avventuroso”, le mode del tempo, il Trio Lescano. Il passato va custodito, ne è convinta la Mattioni, è la nostra memoria e anche una pagina di storia tragica come il secondo conflitto bellico ha ancora molto da insegnare. Carla e Liliana, benché bambine, sperimentano quanto sia difficile la lealtà, rimanere fedeli alle proprie idee, al proprio credo e quanto sia facile, invece, girare le spalle a chi è in difficoltà e conformarsi al pensiero dominante, nel timore di essere assimilati agli ultimi, i perdenti, anche se oggi non portano una stella sul bavero.



 

 

 

 
 
 
 

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