Ti chiami lupo gentile

È una mattina di giugno, Paulo è sulla spiaggia vicino al nuovo chiosco del papà. Si diverte a palleggiare, prova e riprova a fare un numero sempre maggiore di palleggi senza fermarsi mai. Ma quel continuo rimbalzare della palla innervosisce il Sorcio, così si alza e con un calcio preciso scaraventa il pallone del bimbo tra la panca di legno e lo scoglio di cemento, fin dentro il mare. Poi si avvicina al bambino lo spintona e gli sussurra cattivo che la spiaggia è sua e ora anche la palla. Gli basta un cenno e manda Zagaja, uno dei suoi, a riprendere il pallone, ma anche lui non resiste e si mette a palleggiare, per farsi vedere da Verena, la bellissima ragazza del Sorcio. È tanto concentrato da non sentire il Sorcio che gli chiede se il “chioscaro” alla fine si è deciso a pagare, quello non ha capito che non ha alternative, loro sapranno come farglielo intendere. Si mettono a giocare a passaggi e il pallone finisce di nuovo in acqua. Spinto dalla brezza si allontana galleggiando leggero e arriva a toccare la spalla di Claudio, sedici anni, che nuota placido. Uscendo dall’acqua Claudio se lo porta dietro. Il pallone diventa l’oggetto del contendere tra le due bande, i capi si fronteggiano. Claudio ironico, con atteggiamento superiore, ha vicino Puzzetta e Ragno, il Sorcio, nervoso, irascibile, è accompagnato da Zagaja. In fin dei conti a Claudio, l’unico a non avere un soprannome, non interessa arrivare allo scontro così lascia cadere per terra la palla e si allontana. Non si volta indietro nemmeno quando il Sorcio, piccato, gli urla dietro che la palla gliela deve dare in mano, che lui non si piega. Ma quando gli arriva la pallonata nel collo…

Ti chiami lupo gentile. Chi si ribella al pizzo è un infame? È stato stampato per la prima volta nel 2008 da Rizzoli; un romanzo di formazione pensato per gli adolescenti, in cui si affrontano temi che, purtroppo, sono ancora di grande attualità, tanto che è stato pubblicato in diverse edizioni. Il libro è opera di Luisa Mattia, scrittrice di successo nell’ambito della letteratura per ragazzi e vincitrice della 64° edizione del Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza 2020. I protagonisti sono giovani borgatari coinvolti dai malavitosi locali in episodi quotidiani di violenza e soprusi: la richiesta del pizzo, furti su commissione, aggressioni e minacce, percosse e anche rapimenti. La mentalità criminale e lo stile di vita mafioso hanno ripercussioni sulle relazioni “affettive” dei giovani. Anche quando credono di avere sentimenti di bene, le loro scelte, i loro comportamenti sono spavaldi, brutali, prepotenti e seguono lo stesso “codice d’onore” che schiaccia la morale, che limita la libertà, che manca di rispetto agli altri. I personaggi sono tratteggiati con attenzione ai particolari e una schiettezza quasi crudele. La narrazione procede a brevi scene quasi indipendenti l’una dall’altra, che man mano definiscono i contorni di quel solido mondo malavitoso, dal quale sembra non esserci scampo per nessuno. Basta però una piccola crepa per provocare l’inizio del cambiamento, per autorizzare lo sconvolgimento della gerarchia e della logica del branco. Ci sono passaggi con azioni violente, colpi di scena e quello struggimento che nasce dall’insoddisfazione, quel pungolo che, se ascoltato, porta alla trasformazione. Un libro impegnativo, rude che racconta dal punto di vista dei ragazzi e indica una via d’uscita possibile.

 

 


 

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