Un amico segreto in giardino

Un amico segreto in giardino
Inizio di giugno, Lucy lavora in giardino col nonno, a Clunny Cottage, ma ad aiutarli c'è Lob: un fremito tra le foglie soltanto, una spinta alla birichineria nella testa, una voglia di correre, saltare, arrampicarsi. Per vederlo bisogna essere “persone da Lob”, ma Lucy è certa di sentirlo, con tutta l'energia che sprigiona questa presenza, la stessa che fa crescere i germogli e che la fa essere sicura che l'Uomo Verde non sia solo una favola del nonno o una scultura sul portale di una chiesa, una faccia di foglie che sembra fare l'occhiolino. Mese dopo mese, lavori dopo lavori, siamo alla fine di novembre, ed ecco che qualcosa cambia: “Nonno era morto. Andato. Andato. Andato dove?”. Arriva gennaio, e bisogna lasciare anche Clunny Cottage, senza dimenticare di scrivere un biglietto da mettere sotto una panchina. Per Lob, nella speranza che trovi la strada per Londra. E ancora i mesi passano e passano le stagioni, e ciascuno procede sulla propria strada. L'Uomo Verde alla ricerca della sua persona speciale e di un luogo accogliente: non lo trova né dall'allevatore di pecore che non lo vede mai, né dall'avido orticoltore Gilbert; né, tantomeno, dalla giovane Alison, che invece non vuole proprio vederlo. Mentre Lucy rimane in attesa. E se davvero fosse stata solo un'invenzione del nonno? L'attesa sembra meno vana se con le foglie si compone la faccia di Lob... Passano i mesi, ma l'importante è continuare a camminare, e coltivare, e aspettare la primavera.
Il libro di Linda Newberry – autrice inglese nota soprattutto per i suoi libri young adult che hanno spesso un’ambientazione storica - è di gradevole lettura, richiama Il Giardino Segreto e non manca di tendere felicemente al poetico, soprattutto quando ad esprimersi sono gli istinti della natura, attraverso Lob. Lucy, invece, è un esempio tipico di protagonista che conosciamo bambina e che, attraverso una separazione traumatica e il confrontarsi con i propri sogni, le aspettative e le preoccupazioni dei grandi, con i coetanei e gli affetti, riuscendo a crescere e a costruire la propria individualità. In questo caso – è un caso felice – non necessariamente rinunciando alla fantasia, o meglio a quella che viene presentata come saggezza antica e mistero di una forza vitale che il mondo della natura, anche in armonia con l'uomo, alimenta e rinnova. Perché non si tratta di una fantasia che allontana dal mondo, ma quasi di un ideale che incoraggia il fare, il senso pratico, il coltivare, che non è altro che un prendersi cura. È interessante l'impiego del materiale folkloristico in chiave moderna, non solo e forse non tanto per l'opposizione tra la città industrializzata e la campagna feconda, quanto per la varietà di reazioni umane all'arcano e al dono, e per l'esigenza profonda di un contatto con la terra che la protagonista incarna (in questo senso una versione aggiornata della Mary di Frances Burnett). Il tratteggio di Pam Smy è ideale per rendere la complessità di una natura ricca ed esuberante, e crea illustrazioni che sembrano sempre nascondere qualcosa, che sfugge alla prima (e magari anche alla seconda) occhiata. Proprio come Lob.

 

 

 

 
 
 
 
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