Un viaggio diverso

Due oche si affacciano su un paesaggio urbano fatto di ciminiere, gru e capannoni. La mamma oca guarda l’orizzonte e annuncia che è tempo di partire. Devono andare a sud perché lì dove si trovano arriverà presto il freddo. In un paesaggio identico al primo, una bambina tiene in braccio suo fratello e guarda l’orizzonte, questa volta verso nord, mentre un papà-uomo si copre il volto con le mani e annuncia che è tempo di partire. Devono andare lontano, perché lì dove si trovano è scoppiata la guerra. La piccola oca si preoccupa, ha paura di non riuscire a volare a lungo, ma la mamma la rassicura: si muoveranno da lì insieme ad uno stormo. Il papà-uomo rassicura la figlia che non vuole lasciare la sua casa, i suoi amici, le sue cose: in tanti stanno scappando e altri ancora lo faranno dopo di loro. Le oche si mettono in volo, gli uomini in cammino. Quando piove, le oche trovano riparo; la carovana di uomini, donne, bambini e anziani continua, affondando i piedi nel fango. Ogni volta che la piccola oca si scoraggia, mamma-oca la consola e la incoraggia, nonostante le difficoltà. Anche il papà conforta la figlia, deve farsi forza, perché il viaggio è ancora lungo. Le oche decidono di attraversare il mare; gli umani si imbarcano su scialuppe stracariche. E tutti riescono ad arrivare sull’altra riva...

Venti tavole, venti piccole opere d’arte a doppia pagina in cui Federico Delicado illustra due viaggi verso direzioni opposte, a partire dalle prime due: la prima mostra lo sguardo di mamma-oca rivolto a sud, in uno spazio che il lettore si trova a destra e di fronte; la seconda quello della bambina con il fratellino in braccio, rivolto questa volta verso nord, a sinistra e alle spalle del lettore. La carovana degli esseri umani si dirige sempre a sinistra, lo stormo delle oche a destra. Fino alle tavole finali in cui umani e oche sembrano approdare alla stessa riva, ma lo sguardo delle oche questa volta è libero di rivolgersi ovunque, mentre quello degli esseri umani è fisso, intrappolato. Pastelli dai colori cupi, in cui prevale il marrone e spicca l’azzurro del mare. Le immagini e la storia avvolgono e coinvolgono il lettore, trasmettono la tristezza, la paura, la speranza e la necessità delle scelta di partire, affrontando fatica, fame, stanchezza, privazioni. La cruda realtà rappresentata con delicatezza e umanità dalle parole di Daniel Hernández Chambers che vogliono raccontare in modo conciso l’indispensabile, ma questo è così ampio che ha bisogno di tanto spazio. La casa editrice Kalandraka definisce “opportuna e necessaria” la scelta degli autori, che spinge a riflettere sul dramma che sta segnando la nostra epoca. Albo rivolto ai bambini dai 6 anni in su – forse anche dagli 8, a seconda della sensibilità del piccolo lettore ‒ ma che fa tanto bene agli adulti, nella speranza che l’umanità torni a farsi sentire dentro ciascuno di noi.



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