Una mongolfiera per un archibugio

Una mongolfiera per un archibugio
Tutta comincia con una farfalla, anzi con la promessa di una farfalla nascosta nel palmo della mano. “Ho una farfalla tra le mani. Cosa mi darai per la mia farfalla?” “Ti darò...”. Poi è la volta di un tour de force di scambi immaginari, una fantasmagoria  di baratti che include cappelli, cavallucci marini, navi in bottiglia, archibugi, mongolfiere, cavalli a dondolo, una torre, una città, una foresta, un'isola, ... E la farfalla da cui tutto è partito? “Mostrami la tua farfalla.” “Eccola!”.
Di che materia sono fatti desideri? Fin dove può arrivare la fantasia di un bambino libera di sbizzarrirsi con il solo, labile vincolo del “dare per avere”? Per Alastair Reid - poeta e studioso di letteratura latino-americana, traduttore, tra gli altri, di Borges e Neruda – e Bob Gill - illustratore, grafico, regista e autore di libri per bambini –  la risposta è inequivocabile. Dai a un piccolo essere umano la leva della fantasia e ti solleverà il mondo: non c'è alcun limite alla capacità di inventare dei bambini. Un'idea che i due autori riescono a inserire in una forma-libro che ha avuto una sorprendente longevità. Non per entrare nel merito della definizione di classico, questione ahimé praticamente irrisolvibile e che, nonostante tutto, non fa dormire critici e letterati dall'alba dei tempi; ma nel caso di questo libro illustrato verrebbe voglia di tirarla di nuovo in ballo. Pubblicato per la prima volta in Italia, Una mongolfiera per un archibugio, risale in realtà al lontanissimo 1961 (cinquant'anni fa!), e ci sono rughe che proprio non riesce a nascondere, a cominciare dal titolo: qualche mongolfiera ancora oggi si avvista nei nostri cieli (pubblicità, scommesse di miliardari annoiati, rievocazioni storiche) ma si tratta di un mezzo di trasporto familiare ai bambini degli anni 2000 non più del dirigibile e dello Spitfire; dell'archibugio non parliamo neanche... Reperti storici a parte, l'albo si rivela un concentrato di grazia, eleganza, immaginazione, semplicità ed essenzialità.  Ecco, forse nella definizione di classico ci farei rientrare proprio l'essenzialità. Quando la qualità estetica sembra richiedere tutti, ma proprio tutti gli elementi che compongono il “quadro", nessuno escluso; quando leggendo e guardando non si riesce a cogliere nessuna parte (o quasi) affidata al caso, allora, con buona probabilità, il libro che abbiamo di fronte può vincere (o ha già vinto) la sfida del tempo e delle mode per fregiarsi del titolo di “classico”. L'impeccabile edizione Phaidon, telata con sovracoperta blu elettrico e giallo, è l'ennesimo episodio della strana gara tra Corraini e Phaidon per decidere qual è l'editore italiano ad avere in catalogo più titoli di Bob Gill.

 

 

 

 
 
 
 
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