Una serie di sfortunati eventi – Un infausto inizio

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“Se vi interessano le storie a lieto fine, è meglio che scegliate un altro libro. In questo non solo non c’è il lieto fine, ma nemmeno un lieto inizio e ben poco di lieto anche in mezzo”. Così hanno inizio le (dis)avventure degli orfani Baudelaire e non si può certo dire che il commento dell’autore sia stato troppo pessimista. Violet, Klaus e Sunny perdono i due amati genitori a causa di un incendio terribile che distrugge l’intera casa e che li costringe ad affidarsi alle maldestre cure del signor Poe, un banchiere distratto che dovrà trovare loro un tutore legale. I tre fratelli non sono bambini comuni, anzi: Violet, la maggiore, ha una capacità inventiva straordinaria, Klaus è un lettore come ce ne sono pochi in giro e la piccola Sunny è capace di spaccare qualsiasi cosa coi suoi denti aguzzi. Tre bambini dall’intelligenza straordinaria vittime di un mondo pieno di adulti disattenti; proprio a causa della sua sbadataggine, il signor Poe li affida al Conte Olaf, personaggio sinistro e malvagio che vuole solo accaparrarsi l’immensa eredità dei tre orfanelli. Lontano dagli occhi indiscreti del signor Poe, il Conte si rivelerà ben presto per quello che è: un uomo senza scrupoli, un attore cane circondato da una compagnia teatrale da brividi, composta dai suoi infidi scagnozzi. I tre giovani Baudelaire si ritrovano nelle grinfie del nemico e combattono a suon di invenzioni e libri letti contro l’ignoranza e la cattiveria del Conte Olaf, in un mondo in cui sono i bambini a dover dare una lezione agli adulti…

Il primo libro della saga de Una serie di sfortunati eventi è senz’ombra di dubbio uno dei più riusciti, complice anche la sua comparsa nell’omonimo film del 2004 e di una serie Netflix di grande successo. Nel mondo delineato dalla penna leggera e ironica di Lemony Snicket ‒ pseudonimo dell’autore statunitense Daniel Handler ‒ i bambini sono l’unica vera luce di speranza in mezzo al caos creato dagli adulti. Fin dal primo capitolo della saga, l’autore crea una vera e propria spaccatura tra questi due mondi. Da un lato, gli orfani Baudelaire, che brillano per intelligenza e spirito di sopravvivenza e che riescono, in un modo o nell’altro, a salvarsi da qualsiasi situazione. Dall’altro, il mondo degli adulti, raffigurati come un branco di persone che negano l’evidenza, seguendo la scusa che tutto ciò che esce dalla bocca di un bambino tende ad essere esagerato. Il primo capitolo di questa fortunata saga ha tutto ciò che serve ad un buon libro per ragazzi: un po’ di humour, qualche gioco di parole, fin troppi imprevisti e un linguaggio semplice e lineare, che fa sorridere tra le righe. Il lettore non può che provare empatia nei confronti dei tre fratelli e delle loro sventure e non potrà che fare il tifo per loro, tenendo il fiato sospeso per scoprire se il bene effettivamente trionfa sul male. Un inizio divertente e senza troppe pretese, che dà il via ad una serie di avventure che si snoda per ben 13 libri e che ciononostante difficilmente annoia.

 


 

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