Vita dei bambini nell’antica Grecia

Vita dei bambini nell’antica Grecia

Pensi di passartela male, piccoletto? Senti qua come vivevano i bambini nell’antica Grecia. Da dove cominciamo? Scegli, si va per argomenti: abiti e acconciature, famiglia, casa, educazione, cibo, vita a Sparta, medicina e salute, miti e leggende, dèi greci, divertimenti. Da dove vuoi cominciare? Dalla famiglia? Buona scelta. A tre o quattro anni i bambini di Atene bevevano il loro primo bicchiere di vino, alla festa di primavera. Pensa: già a quell’età tendono a fare casini, figurati abbinando l’alcol. I risultati erano ingovernabili. A tredici anni, le ragazze venivano date in sposa: a volte, senza nemmeno aver incontrato il futuro marito. E che dire della scuola? Le femmine venivano educate a casa, a differenza dei maschi. Le zone della casa erano ben distinte: una per le donne, una per gli uomini. La cucina, terra di mezzo: capiamoci bene. A casa, i cani erano gli animali domestici più adorati: ma non gli unici. Potevano esserci scimmiette, serpenti (!) (per la caccia ai topi...) e cicale, tenute in gabbia, e poi si potevano incontrare facilmente caprette, anatrelle e oche. Le case non avevano vetri alle finestre e ovviamente non esistevano gabinetti. Nelle case dei poveri c’era solo un catino per lavarsi; i ricchi avevano una stanza con una vasca in terracotta, magari, e un sistema di scolo per l’acqua. Niente di particolarmente sofisticato. L’acqua ovviamente era un bene prezioso e a volte raro. Per lavarsi, in certi casi, ci si doveva contentare dell’olio di oliva, da raschiare poi con lo strigile. Che male. Si dormiva senza cuscini, con soltanto una coperta per coprirsi. A volte, si dormiva su giacigli di paglia o di erbe secche. Dipendeva dal contesto (e dal benessere delle famiglie). L’alimentazione si poggiava soprattutto su pane, frutta e verdura; carne rossa solo durante le feste religiose o durante i matrimoni. Si preferiva mangiare una carne bianca un po’ insolita: cigni, passeri, tordi, piccioni, pellicani. Pellicani! Il pesce era un piatto forte soltanto per chi abitava vicino al mare, altrimenti era difficile da conservare. Come se non bastasse, a complicare la dieta c’erano ripetuti periodi di siccità e carestie. Quanto ai giocattoli... pupazzi di argilla, cerchi, trottole, cavallucci, altalene, bambole e case di bambola non mancavano mai. Per giocare ad acchiapparella si faceva, invece che “testa o croce”, il lancio di un coccio di vaso: dipendeva se cadeva sul lato decorato o sul lato liscio. La musica era una compagna quotidiana: gli strumenti più popolari erano la lira, il flauto e l’arpa. Danzare, sì, si danzava tanto...

Vita dei bambini nell’antica Grecia [ed. or. So You Think You’ve Got It Bad? A Kid’s Life In Ancient Greece, 2019] è il secondo titolo di una trilogia ideata dallo scozzese Chae Strathie e illustrata dalla spagnola Marisa Morea. Il primo libro è stato dedicato alla vita dei bambini nell’antico Egitto; il terzo, in uscita qui in Italia nei prossimi mesi, alla vita dei bambini nell’antica Roma. L’edizione Lapis, così come quella originaria inglese, è stata pubblicata in collaborazione col prestigioso British Museum. Peccato che l’edizione italiana abbia bruciato un pezzo del titolo, che poteva essere una cosa tipo “Pensi di passartela male?”. Mantenere quel titolo, abbinato al sottotitolo “Vita quotidiana dei bambini nell’antica Grecia”, “nell’antico Egitto” o quel era, avrebbe aiutato i genitori a riconoscere in questo libro più un giocattolo satirico-sardonico che un libro educativo. Sì, può essere considerato didattico, ma prendete questa indicazione cum grano salis: è più satira grezza e grossolana della classicità, o al limite ridanciana aneddotica che altro. È una scorciatoia al confronto col passato – con tutti i limiti del caso. Può servire? Non so: può divertire – e può aiutare i bambini ad apprezzare maggiormente le comodità e l’intelligenza (in senso stretto) della nostra epoca. Scaccia la nostalgia del passato, mettiamola così. Non lo mitizza. Affatto. Le illustrazioni della spagnola Marisa Morea sono molto divertenti, ricordano vagamente quelle di Rita Petruccioli, buffe e spigolose come sono. Qualche notizia su di lei: la Morea ha studiato a Barcellona, adesso vive a Madrid; già art director di diverse agenzie pubblicitarie, a un certo punto s’è stufata e ha deciso di vivere delle sue illustrazioni, a tempo pieno, e ha lavorato per editori di tutto il mondo. Veniamo infine all’autore. Chae Strathie è scozzese, è cresciuto nel villaggio di New Lanark, circondato da una foresta. Giornalista e scrittore, ha cominciato a vendere qualcosa a sette anni, quando smerciava ai suoi compagni un “suo” fumetto di Star Wars per pochi pence. Ha studiato cinema e fotografia a Edinburgo, ma dopo poco tempo ha mollato e s’è dedicato al giornalismo al tempo pieno, collaborando col “Sunday Post”; oggi è editor della rivista “Living”. Il suo primo libro illustrato, My Dad, è stato pubblicato nel 2008. S’è trattato del primo di una lunga serie (circa venti titoli, ad oggi). Vive a Dundee con ben tre gatti, a quanto pare pallosissimi.



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