Voglio scrivere una poesia

Voglio scrivere una poesia

Voglio scrivere una poesia. Ma non una poesia che parli d’amore, di guerra, di montagna o mare e che non sia piena di sentimenti né troppo complicata. Una poesia semplice, che stia bene con tutto come un paio di jeans, che si possa leggere anche con la tv accesa o di ritorno dalla palestra. Una poesia piena di rumori, ma di quelli che si sentono tutti i giorni come il rombo delle macchine, il suono del campanello; una poesia piena di sapori scritta su un pezzo di carta senza valore, magari spiegazzata e poi sarebbe bello dimenticarsi di lei per poi stupirsi nel ritrovarla. Una poesia da regalare, perché riceverne una in dono è la cosa più bella. Voglio scrivere una poesia. E adesso, sì, la scrivo:…

La poesia di questo albo inizia dalla fine, leggendo come è nato il libro: un incontro fortunato tra Bernard Friot e Arianna Papini ad un festival. Lo scrittore fa leggere all’illustratrice un testo scritto poche ore prima, durante il viaggio e fra i due scatta l’alchimia: “È bellissima, saprei come dipingerla”. Il cerchio si chiude con Patrizia Zerbi, la direttrice editoriale di Carthusia, che si offre di pubblicarlo. La magia delle parole, quelle scritte su un pezzo di carta, quelle sussurrate attraverso le immagini, quelle scaturite dalla felicità di un incontro. Di cosa può parlare una poesia? Di amore, odio, di natura, di emozioni, di tutto e di niente. E se parlasse della quotidianità? Friot pone al lettore un quesito: voglio scrivere una poesia, la voglio regalare, aiutami a scriverla. E così nasce una poesia sulla poesia. Un testo poetico che non ha la pretesa di affrontare grandi temi o trasmettere messaggi importanti (anche se vengono accennati), ma che sceglie invece di raccontare la vita di tutti i giorni, i sapori dei cibi, dei ricordi, le noccioline sgranocchiate e le serate davanti alla tv. Il testo è diviso in due parti: nella prima l’autore elenca cosa non vuole nella sua poesia (“Non voglio parlare di gioia, tristezza, paura. Nemmeno di speranza”); nella seconda parte il testo si dirada, si schiude e trova la sua dimensione. Arianna Papini segue il ritmo della narrazione illustrando, con la delicatezza che la contraddistingue, i pensieri che affollano la mente del poeta, che piano piano prendono forma attraverso la quotidianità dei giorni. L’autore offre infiniti spunti di narrazione, chiede aiuto al lettore e alla fine, dopo aver riflettuto prende coraggio e si decide “E adesso, sì, la scrivo:” e l’albo finisce così, con i due puntini. Ma se questo fosse, invece, solo l’inizio di una bellissima poesia? Perché ora è compito del lettore, stimolato a dovere, riempire il suo foglio di carta magari durante un lungo viaggio in pullman. Un meraviglioso spunto da utilizzare con i bambini per stimolarli nella scrittura e per aiutarli ad esternare ciò che hanno dentro.



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