Wildwitch – Il sangue di Viridiana

Wildwitch – Il sangue di Viridiana
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A Clara un po’ piace essere una strega, quando parla con gli animali o li aiuta perché feriti. Ma di gran lunga preferisce essere una normale adolescente, con amici normali in carne ed ossa che nulla hanno a che fare con la magia. Soprattutto lo preferisce vista la situazione nella quale si è cacciata. È lì, al centro di una grotta nel Vestmark, e non può muoversi. Sa di essere da sola contro Kimera, perché ingenuamente è caduta nella sua trappola. Mentre è distesa lì, al centro di quella ruota magica inchiodata al suolo, sanguinante e spaventata, non può che ripensare all’anno appena trascorso. Un anno esatto da quando lei ha scoperto non solo di essere una wildwitch, una strega selvatica, ma anche di essere l’obiettivo preferito di Kimera. In fondo, dopo la fuga di Kimera al termine delle Prove del Fuoco, c’era stata troppa calma. Un silenzio tutto fuorché rasserenante. A tranquillizzarla, durante quei mesi, era stata la presenza di zia Isa: una donna un po’ strana nell’aspetto – il cappello a falde larghe e il corvo sulla spalla di certo non aiutano – ma in grado di rimettere le cose a posto, anche nel mondo magico e confuso delle streghe selvatiche. E poi c’è sempre stato Gatto. In fin dei conti, Gatto si comporta bene. Certo ha tutti gli atteggiamenti propri della sua specie, si presenta quando non richiesto e quando implorato scompare, ma durante la notte si acciambella vicino a lei e impedisce agli incubi di sopraffarla. Ma ora, in quella sperduta grotta ai confini del nulla, non c’è né zia Isa né Gatto. C’è solo lei, una ragazzina di 13 anni spaventata a morte contro una delle streghe selvatiche più potenti. Ma improvvisamente una voce nella sua testa ordina imperiosa “Alzati bambina, non sei sola”…

Nel secondo libro della saga di Lene Kaaberbøl ritroviamo la protagonista a un anno di distanza dalla prima avventura. Nonostante continui a rimanere la ragazzina che cerca di attrarre meno l’attenzione, sono gli episodi che vive a portarla alla ribalta non solo nel mondo selvatico ma anche in quello umano “tradizionale”. Ne Il sangue di Viridiana Clara smette di essere il mezzo della storia per diventarne il perno: non si svelano ancora le motivazioni della sua elezione, nel mondo selvatico, ma Clara diventa l’eroina non solo in grado di salvare la situazione ma anche di sconfiggere le sue paure pur di aiutare i suoi amici. È impossibile non notare tutti i richiami alla saga di Harry Potter, molto più presenti e meno nascosti che nel primo libro, a partire dai tre graffi che Clara ha sulla fronte: un chiaro richiamo alla cicatrice a forma di saetta, simbolo del mago più famoso del XX secolo. Anche la grotta dove si svolge il duello con Kimera non può che ricordare quella de Il principe mezzosangue – sesto libro della saga - dove Silente ed Harry si recano per distruggere uno degli Horcrux. Così come l’incantesimo usato da Kimera sugli animali richiama la maledizione Imperius di potteriana memoria, che obbliga chi la subisce a compiere azioni contro la propria volontà. Come nel primo volume, la storia si svolge nell’arco temporale di poche ore – appena 32 in questo caso - lasciando il lettore con molte domande insolute e con la voglia di scoprirne il seguito.



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