Young Sherlock Holmes - Nube mortale

Young Sherlock Holmes - Nube mortale
Nel cortile del Collegio maschile Deepdene centinaia di allevi aspettano che i genitori li portino via per le vacanze. Fra loro c’è Sherlock Holmes che non vede l’ora di andarsene da quella odiata scuola, dove è costretto a barcamenarsi tra compagni bulli e professori ottusi. Non è a casa però che lo conduce il fratello maggiore Mycroft. Il padre è dovuto partire per l’India con il suo reggimento, la madre è di salute troppo cagionevole per occuparsi di lui e Sherlock viene spedito dagli zii paterni, in una tenuta di campagna dove già s’immagina di morire di noia. Invece, esplorando i territori circostanti fa conoscenza con Matty, un piccolo vagabondo più o meno della sua età che abita da solo in una chiatta e che si rivela interessante e pieno di risorse.  Giusto il tempo di ambientarsi ed ecco che Mycroft gli manda un istitutore. Si chiama Amyus Crowe, arriva dagli Stati Uniti e ha il compito di seguire la sua istruzione. Sembra una carognata bella e buona costringere un quattordicenne a studiare durante l’estate, ma l’idea ha dei risvolti positivi. Il signor Crowe è un tipo originale, simpatico, assai diverso dai professori inglesi ingessati e compassati, e in più ha una splendida figlia, Virginia, alle cui grazie Sherlock si mostra sensibile, per quanto lo possa essere un adolescente timido e solitario. È proprio passeggiando insieme a Crowe nei boschi di Holmes Manor che si imbatte in un cadavere riverso a terra. Benché intorno non ci sia traccia di fuoco, una nube fumante si leva dal corpo e il volto è orribilmente sfigurato da pustole sanguinolente. La versione diffusa è che si tratta di una malattia contagiosa, ma Sherlock ha concrete ragioni per pensarla altrimenti. L’istinto investigativo comincia a far capolino ed è così che si ritrova coinvolto in un affare in cui c’è in gioco il futuro dell’Inghilterra. A ordirne la trama è un uomo che tutti chiamano “il Barone” e che gli farà pagare caro di aver intralciato i suoi piani malvagi...
Pullulano le digressioni più disparate nel mare di apocrifi holmesiani, ma sul privato del più grande detective di tutti i tempi viene aggiunto poco o nulla. A noi restano le tante curiosità che Conan Doyle, nei cinquantasei racconti e nei quattro romanzi che gli ha dedicato, non ha mai soddisfatto: com’era il trentenne Sherlock prima di fare la sua apparizione in Uno studio in rosso? Aveva degli amici, si era mai innamorato? Cosa gli ha suscitato la passione per l’indagine deduttiva? A colmare queste ed altre lacune si cimenta Andrew Lane, che con Nube mortale inaugura una serie che ha per protagonista il giovane Holmes. Le poche informazioni fornite nel Canone gli danno parecchia libertà nel ricostruire la sua infanzia, la sua famiglia, gli studi che ha seguito. E gli consentono di ricreare i precedenti che determineranno alcune delle sue caratteristiche salienti. Drogato con il laudano dai servi del Barone che lo hanno rapito, Sherlock fa strani sogni per i quali al risveglio prova una sorta di rimpianto. Potrebbe essere questo ad aver fatto scattare la propensione per gli stupefacenti che svilupperà da adulto? Forse. Di certo il ruolo giocato dalle api in questo intricato caso può spiegare perché, ormai anziano, si sia ritirato nel Sussex per dedicarsi all’apicoltura. Chi non ha mai letto le avventure della mente più brillante d’Europa è invogliato a saperne di più dallo stile godibile, dal ritmo veloce e dai ripetuti colpi di scena del romanzo di Lane. Ma anche gli holmesiani intransigenti apprezzeranno il tentativo di dare un passato plausibile al loro eroe. Ci saranno nuovi episodi che aggiungeranno nuovi tasselli alla biografia segreta dell’investigatore più famoso del mondo. Un “evergreen” che, comunque lo si rivisiti, riesce sempre a trascinare fino all’ultima riga.

 

 

 

 
 
 
 
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